C’è da spostare una Maquina

26 maggio 1949, erano passati 22 giorni dallo shock sportivo più straziante della storia nazionale. Una squadra simbolo del Grande Torino che schierava i migliori calciatori del Campionato italiano si incontrava con la squadra sogno di quegli anni ’40: il River Plate. Per devolvere soldi alle famiglie delle 31 vittime della sciagura di Superga. Il telegiornalista della Settimana INCOM snocciola in trance i nomi e le attitudini dei campioni sudamericani (e a questa prosa aulica, anche noi del 2000 passato ci adeguiamo per la giusta esaltazione). Siamo ancora alla Maquina, però i pezzi sono un po’ scombussolati: Labruna, il Clark Gable scheletrito che toccava la palla come se fosse un pennello per piedi, Loustau, aletta esile come Nureyev e resistente come Zatopek (o giù di lì), addirittura c’era ancora Di Stefano, la scheggia dorata che stava per salutare tutti per l’“Eldorado” dei Millionarios (squadra guida del campionato fuorilegge colombiano in cui molti campioni sudamericani corsero ad arricchirsi e a solleticare le domeniche dei narcotrafficanti), in cui avrebbe ritrovato un altro componente della Maquina, lui già emigrato per sostanziarsi la busta paga: El Maestro Pedernera. Un altro pezzo che a Torino non c’era, perché trasferitosi proprio quell’anno alla Universidad Catolica in Cile era l’innesco della Maquina, il motore d’avviamento, il lubrificante per talenti troppo individualisti, l’ingranaggio di connessione attraverso cui si sviluppava quella velocità in destrezza: José Manuel Moreno, il libro su cui Di Stefano ha studiato, la lingua che il biondo ha poi portato in Europa, da cui molti altri hanno preso spunto. Moreno è stato il primo vero universale della storia del calcio, forse anche più completo di Mazzola. Non è tanto considerato dai “classificatoristi” di professione perché in Europa lo hanno solo annusato e con la Nazionale non trovava le chimiche del River. A Torino invece andò con la sua faccia da freak in libera uscita Norberto Estampilla Yacono, padre di Stiles e di tutti i mediani al cardiotonico che si vedono ancora oggi per i campi. Questo articolo è fatto di semplici note a corredo di un evento straordinario anche nel dolore di premessa. Quel giorno apparivano praticamente dei miraggi e ricordarne le sensazioni è ancora oggi inebriante.

Jvan Sica
(per gentile concessione dell’autore, fonte: Letteratura sportiva)
Video: Torino Simbolo-River Plate

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  1. jeremy

    Se hai dei problemi personali mi dispiace molto. Quindi guardati gli affari tuoi e ti auguro di risolverli al piu presto che ti aspettiamo piu duro e incazzato di prima. Ciao 🙂

  2. Dane

    Gentile Jeremy, più che talebano al massimo sarò un po' snob ma questo già lo sapevate. Purtroppo considero poco interessante un forum in cui gli interisti vedono in 2 o 3 errori arbitrali a favore del Milan (tipo il retropassaggio fischiato a Dinho-Abbiati, magari…) l'espressione della presa di potere da parte del Berlusca mentre i militari nelle strade invece servono per i bambini rom (come se un capo di Stato avesse come prima preocupazione quella di vincer lo scudetto…), i milanisti criticano l'esterofilia dell'Inter ma tacciono del fatto che dopo 4 mesi Dinho (che tra l'altro continua a giocar da fermo e segna gol che ho visto segnare a Liedholm in allenamento a Milanello nel 1985…) si esprime ancora in spagnolo, le vedove di Moggi aspettano che la Juve arrivi seconda per dare a Ranieri del perdente, i baresi negano gli aiuti ricevuti dal Bari di Matarrese (tipo un rigore a partita nelle ultime 5 giornate di campionato. Rigori che poi Maiellaro puntualmente spediva in curva…), etc…Onestamente non mi riconosco più nel forum e questo, unito al periodo personale difficile che sto passando, mi spinge poco a scender nell'arena. p.s.: anch'io sono per le maglie-camicia o per le casacche in cotone mako (conservo gelosamente la numero 10 di Alonso). A proposito PierKalz, guarda che il granata appare sulle maglie del River fin dagli anni 20 come alternativa al rosso, soprattutto nella versione a strisce verticali nero-granata (in tempi moderni separate da una gessatura bianca, tipo la seconda maglia del San Paolo). Poi è vero che dagli anni 40 in poi quel colore ha assunto un significato particolare, ma era presente già prima. ;-)Se volete vedere qualche maglia da lacrima sbirciate qui http://www.cariverplate.com.ar/tpl.php? cat=es&url=profesionalismo.php e qui riverplate.brinkster.net/ Paginas/IN_historicos.asp

  3. Jvan1980

    @ jeremy: ti ringrazio. Spero di scrivere altro di interessante e magari “sfizioso” per tutti noi calcioamanti.@kalz: eh si, davvero meravigliosa. Spulciando tra le maglie storiche ho visto un azzurro cenere dell’Uruguay anni ’30 e la seconda verde della Germania degli anni ’60 che sono uno spettacolo. Peccato per il costo.

  4. kalz

    Splendida quelle maglia-camicia dei giocatori del River. Ne hanno di strada da correre i maghi del marketing di oggi!

  5. jeremy

    Bel pezzo Jvan. @Dane: contento di sapere che sei ancora dei nostri, anche se il vero talebano sei tu che non partecipi piu ai nostri intellettualissimi e profondissimi discorsi.

  6. Dane

    Ossignùr, Direttore so che suona un po’ come “suoraaaaa, mi hanno rubato il cestino con la merendaaaa!!!!!!!”, ma il template mi taglia il link!…Vabbè, cercate su Google “El Charro Moreno Indiscreto Daniele D’Aquila” e aspettate lo scatto felino del server…

  7. Dane

    Gentile Ivan, ho capito benissimo cosa intendevi dire, ma continuo a non esser d’accordo. A parte le valutazioni e le classifiche che son sempre molto soggettive (credo ci sia molta più gente che considera Perdernera il più grande di sempre rispetto a quanti considerino El Charro uno dei primi 5, a cominciare dallo stesso Di Stefano. E poi Scarone, Ferreyra, Leonidas, dove li mettiamo?!…), e’ proprio quella descrizione da uomo squadra alla Liedholm che non mi convince e che non si addice a Moreno: Moreno era certamente molto più “Savicevic” che non “Boban”, era più “Corso” che non “Suarez”, era più “Sivori” che non “Platini” e non solo dal punto di vista calcistico ma anche e soprattutto dal punto di vista umano/caratteriale. Al di là di alcuni singoli gesti (piccola marchetta personale, anche se il server fa fatica a caricare la pagina: http://www.indiscreto.it/indiscreto.nsf/Alldocs/1B94C0C489AC3250C1257236005FCE26/ ) che suggeriscono come anche da un folle possano arrivare sagge lezioni di vita, non credo proprio che Moreno potesse mai rappresentare un esempio da seguire, così come non avrebbero mai potuto esserlo Garrincha o Sivori. Nè dal punto di vista calcistico (storiella divertente: una mamma italiana porta il figlio al concerto del più grande pianista al mondo e gli dice: “Ecco, guardalo: il pianoforte è come quello che hai tu a casa, tu guarda cosa fa lui e poi rifallo uguale…”) nè dal punto di vista umano (Di Stefano non fu certo un tipo da coltellate nella milonga come Moreno…).E comunque, inutile che ne discutiamo noi qua: se Di Stefano (e ce lo ha sempre raccontato) si è sempre rifatto a Pedernera ed è sempre a lui che ha guardato (fin dalla famosa battuta con la quale Perdernera battezzò il giovanissimo Di Stefano al primo allenamento con la prima squadra…) inutile “creargli” nuovi maestri. Vabbè che i libri d’arte ancora spacciano la leggenda metropolitana del Klimt maestro di Schiele, però… ;-)p.s.: (per l’Angolo del Talebano) l’unica certezza immarcescibile è che quello è stato il quintetto d’attacco più forte di tutti i tempi. E su questo non credo ci sia bisogno di discutere! 😀

  8. Jvan1980

    Dane, ti ringrazio davvero tanto per la profondità delle tue informazioni. In effetti se c’è un libro tattico su cui Di Stefano ha studiato è, come dici nel tuo commento, proprio Pedernera, El Maestro. Però io per libro non intendevo solo disposizione sul campo e inserimento nell’ingranaggio squadra, ma libro del carattere, della personalità, del saper guidare la squadra, anzi del saperla manovrare e adeguare ai propri spostamenti e movimenti negli spazi e fra i ritmi del gioco. In questo, credo, che Di Stefano abbia guardato molto a Moreno, che è sì genio e sregolatezza, ma è anche considerato in Sudamerica il quinto giocatore più forte di sempre, dietro Pelè, Maradona, Di Stefano e Garrincha (chiaramente in ordine sparso). Ecco, mettiamola così, se Di Stefano doveva e voleva seguire le orme di un calciatore considerato in quel momento il migliore, non poteva non prendere a modello “El Charro” Moreno.

  9. kalz

    Come ho già detto nel bel blog di Ivan, ho scopeto da poco che la seconda maglia del River Plate in diverse occasioni è stata di colore granata o, comunque, contenente il rosso granata, proprio in omaggio al grande Torino. E la seconda maglia del Torino dell’anno scorso bianca con fascia trasversale rossa era testimonianza del gemellaggio tra le due squadre.

  10. Dane

    Direttore, questo pezzo è un soffio d’aria fresca in un forum sempre più abbandonato alle guerre tra talebani. Però, visto che già sapete tutti quanto sono rompiscatole, non mi esimo dal fare qualche piccola annotazione.1) Il libro su cui ha studiato Di Stefano non è Moreno ma proprio Pedernera, di cui Di Stefano era un ammiratore (lo seguì in Colombia e lo considerò sempre di un altro pianeta rispetto anche a se stesso e a Pelè…) cercò sempre di copiare ogni istinto di gioco e di cui diventò il miglior inteprete di quello che ai tempi era il cosidetto “centravanti di manovra” o anche “centravanti all’argentina”. Ai tempi infatti i quintetti d’attacco in Argentina giocavano in linea (7 Munoz – 8 Moreno – 9 Pedernera – 10 Labruna – 11 Loustau), e quindi il centravanti (anzi, a sto punto sarebbe meglio usare l’espressione “centrattacco”, visto che non stava avanti a nessuno…) era spesso il portatore di palla centrale. Un altro esempio di questa intepretazione del ruolo, sempre nello stesso River, fu l’Uruguaiano Walter Gomez. Gli ultimi esempi furono lo sfortunatissimo Borghi e, ma solo per un certo periodo d’inizio carriera, Abel Balbo.2) Per lo schieramento tattico già citato, Moreno non può assolutamente esser considerato un mediano. Dalla descrizione fatta ne esce una specie di centromediano metodista, un po’ cervello alla Liedholm un po’ diga alla Varela. Ma Moreno era inanzitutto la mezzala destra dello schieramento (ma non una mezzala di regia come Bulgarelli nè di corsa come Tardelli…) e soprattutto un giocatore genio e sregolatezza, croce e delizia di tifosi e allenatori, altro che “libro” e “manuale”! Forse paragonabile al Ciccio Cordova della Roma, ma in realtà credo non ci sia mai stato un termine di paragone perchè di solito i folli anarchici non giocano in quella posizione: immaginatevi un Cassano nel ruolo di Seedorf…3) Una cosa carina da segnalare, sarebbe stata il fatto che da quella partita in avanti alcune squadre italiane adottarono la banda diagonale sulla maglia bianca, magari se non come prima maglia (vedi il Mantova) come seconda maglia (vedi lo stesso Torino o la Grande Inter).




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