Calcio ostaggio

Nemmeno scrivendo di Maradona che torna a giocare avremmo generato un numero di reazioni paragonabile a quelle all’articolo sul campionato italiano di calcio oscurato sulla tivù svizzera italiana, dopo le pressioni di SKY. Davvero tantissime mail, molte davvero circostanziate ed altre di pura approvazione o disapprovazione. Visto che quasi nessuno può scrivere liberamente di SKY, essendo uno dei principali investitori pubblicitari nell’asfittico (non a caso Urbano Cairo ha abbandonato il progetto free press sportiva ed il responsabile in pectore della testata Giancarlo Padovan andrà a fare il direttore editoriale del Corriere di Livorno, proprio quello edito da Cristiano Lucarelli: auguri veri) mercato italiano, infliggiamo qualche altra considerazione sull’argomento dopo avere parlato con un avvocato esperto in materia televisiva (ha lavorato anche per la Lega, non vuole apparire), Riccardo Silva (dirigente della società che ha venduto i diritti della serie A alla tivù svizzera), un collega della TSI ed amici che ci hanno fatto riflettere più del solito. Ecco quindi il nostro quadro della situazione: a) Dal punto di vista legale i diritti sono stati venduti e acquistati nella maniera corretta: la TSI li ha presi (o meglio, ha preso una partita a turno) per trasmetterli in chiaro sulle sue frequenze; b) Da una perizia tecnica fatta eseguire da Media Partners, come ci ha ben spiegato Silva, risulta che il segnale della TSI2 si riceva non solo nelle confinanti provincie di Como e Varese, ma anche nella parte ovest di Milano ed addirittura fino a Pavia e Novara. Stando alle testimonianze questo è vero: gran parte della zona più ricca d’Italia (oltre che più popolata da interisti, milanisti e juventini, cioè l’architrave dell’esistenza di SKY, oltre che di Mediaset Premium) può vedere gratis una partita di serie A alla settimana; c) Il responsabile del dipartimento sport della TSI, Andreas Wyden, ha detto a Radio Popolare che la forza del segnale della TSI è stata ridotta su richiesta del governo italiano, presieduto aggiungiamo noi non certo da un nemico di Murdoch (e nemmeno di Mediaset, a occhio). Giancarlo ci ricorda che i ripetitori sono gestiti direttamente da Swisscom, che interpellata dalla TSI per una verifica tecnica ha detto che il segnale è appropriato per raggiungere tutto il territorio svizzero; d) proprio sul territorio svizzero, ma qualunque italiano residente in Belgio o in Germania (ci sono singoli rivenditori che gestiscono centinaia di abbonati ‘italiani’) sa di cosa stiamo parlando, ci sono decine di migliaia di decoder SKY con abbonamenti veri a SKY pagati da prestanome, visto che a SKY Italia si potrebbero abbonare solo i residenti in Italia. Fonti interne di SKY valutano in 50mila questo numero di abbonati: ci sembra un stima bassa, ma questi 50 mila portano comunque a Murdoch fra i vari pacchetti circa 40milioni l’anno. Insomma: SKY trae un vantaggio diretto da questi abbonamenti illegali ed uno indiretto dal danneggiamento dei concorrenti nelle varie nazioni. Conclusione democristiana: hanno tutti una parte di ragione, ma non esiste che gli svizzeri non possano mostrare agli svizzeri partite acquistate con un contratto sottoscritto poche settimane fa, quando il segnale aveva una forza uguale a quella attuale. Sospetto fondato: ci si è svegliati solo in occasione di Milan-Inter, classica partita che i ‘senza pacchetto’ comprano in pay-per-view. Previsione italiana: il segnale si ridurrà un po’ come forza e le partite torneranno in onda (magari però non si vedranno a Mendrisio) sulla TSI2, SKY smetterà di mostrare i muscoli quando le si agiterà davanti l’ipotesi di togliere di mezzo i decoder illegali sul territorio svizzero con un danno netto di decine di milioni. Dal punto di vista del diritto ognuno può quindi rivendicare qualche cosa, da quello giornalistico ci sembra molto più preoccupante l’atteggiamento con cui il monopolista presidia il suo prodotto di punta. Non è che SKY abbia semplicemente comprato i diritti del calcio italiano, il punto è che ormai SKY ‘è’ il calcio italiano: un calcio popolato di dirigenti incapaci, in buona parte ereditieri senza qualità o farabutti senza un progetto diverso dai pagamenti estero su estero, che incassano dallo stadio (biglietti più merchandising in loco) mediamente meno del 15% del proprio fatturato e che quindi devono dipendere da scelte altrui piuttosto che dall’unica base solida: i vituperati tifosi. Tutti sono ostaggi di tutti, il problema è sempre ed inevitabilmente ‘un altro’, ma questo non è un buon motivo per calpestare i diritti di chi abita a Morcote.
Stefano Olivari
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