Senza luci in the Sky

Con tutto il rispetto per Matt Damon, la maggior parte dei telespettatori della TSI2 ieri sera si aspettava di vedere Roma-Inter e non The Bourne Identity. La storia è illuminante per quanto riguarda l’arroganza delle grandi aziende di comunicazione, abituate malissimo dall’oligopolio (nel chiaro e nel digitale terrestre) e dal sostanziale monopolio (nel satellitare) esistenti nella terra dei cachi. La scorsa estate la tivù della Svizzera Italiana ha comprato ha acquisito i diritti di trasmissione di una partita per turno della serie A italiana, per la gioia dei molti suoi utenti più interessati ad Inter e Milan che a Lugano e Bellinzona, e fin qui tutto bene. Meno bene ha incominciato ad andare quando SKY e Mediaset si sono accorte (che scoperta…) che il segnale digitale della TSI2 si prendeva anche oltre confine: in parte delle provincie di Como e Varese, ovviamente. Non una novità, visto che i confini fra Svizzera e Italia non sono tracciati con il righello come quelli dell’Iraq e che il discorso vale molto di più in senso inverso, cioé con sconfinamenti italiani in terra elvetica (con tutto quel che segue in termini di raccolta o mancata raccolta pubblicitaria). Fatto sta che proprio in coincidenza dell’ultimo Milan-Inter questa grande televisione (una delle due citate, l’indiziata numero uno è SKY) ha fatto pressioni sulla tivù svizzera e sulla stessa società che le aveva subceduto i diritti perché non trasmettesse più le partite di serie A già acquistate. Arrivando anche a minacciare l’oscuramento…Il responsabile del Dipartimento dello sport della Rtsi, Andreas Wyden aveva nei giorni scorsi spiegato la situazione: “Il contratto firmato è in piena regola e si basa su norme e con­venzioni internazionali. Quando si sigla un accordo di diffusione per la Svizzera non significa che il segnale finisca dentro i confini nazionali. In­fatti può andare oltre, grazie ad un diritto sancito dalle nor­me europee”. Traduzione: la Sky della situazione (anche per conto di Mediaset) non ha nessun titolo per prendersela, sia per la limitatezza del danno che per la sua inevitabilità (a meno di impedire, per ‘sicurezza’, la visione e mezzo Canton Ticino). Tanto è vero che la società che commercializza i diritti esteri della serie A (la milanese Media Partners & Silva, che in Svizzera li aveva ceduti alla luganese Heikon) non ha concesso per Roma-Inter il segnale alla TSI, nonostante il contratto regolarissimo. E quindi? Per il momento l’arroganza ha vinto, come già accadde quando la Lega Calcio aveva quasi messo in piedi la sua tivù. Inutile dire che SKY ed il nascente digitale terrestre a pagamento sarebbero stati schiantati da un qualunque concorrente che avesse proposto in esclusiva il prodotto televisivo di punta (il calcio, per chi non lo sapesse), inutili le dietrologie quando tutto avviene davanti: in campo Murdoch, Berlusconi, il bravo dirigente della Lega (ovvio che pensasse solo agli interessi della Lega) Galliani e qualche utile idiota di presidente che pensava di essere un miracolato di SKY (quando invece esistono fior di studi sulla sottovalutazione televisiva della serie A), e della tivù di Lega non si sono avute più notizie. Questa è la concorrenza, questo è il liberismo nella sua versione italiana. Con i grandi giornali, quelli che organizzano convegni sulla libertà di opinione, zitti ed allineati: SKY è uno dei cosiddetti big spender della pubblicità in Italia, via lei non si possono certo far quadrare i conti con il ragazzino che ascolta i dARI ma non compra la Gazzetta (anche se titoli come ‘Inter mamma mia’ e ‘Ronaldinho bum bum’ sembrerebbero inseguire il target dei dodicenni) e la partita la vede sui mille canali di streaming a scrocco, senza bisogno della TSI2.
Stefano Olivari

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