Il mondo che ci eravamo scelti

Oscar Eleni dopo aver scoperto finalmente il segreto del Minucci fra le crete senesi, a bordo del treno natura che passa da Monte Antico, Asciano e Buonconvento, ascoltando il canto di vecchie locomotive diesel e a vapore che portano i turisti, ma forse anche i giocatori stressati, in luoghi inaccessibili. Un consiglio a Francesco Corrado per il prossimo consiglio di Lega, si faccia fare i biglietti per quel treno magico dal Ferdinando che, con un soffio e le parole giuste dette al Corrrierone del Wertherone, ha spiegato bene la differenza fra l’uso dello straccio per pulire il legno chiaro e quello dello spazzolone usato da braccia giovani e magari fragili. Nel rimpallo delle accuse la Lega è sempre stata messa sotto schiaffo e, sapendo di avere colpe, ha sempre taciuto, ma ora è giusto anche dire, come ci suggerisce Peterson, che nessuno può dire di fare qualcosa di più rispetto a Siena per il settore giovanile e non tanto per l’esordio di Lorenzo D’Ercole con la Snaidero, per quello che Lechthaler ha fatto vedere a Cantù ad un Recalcati che dovrà pur riconoscere, ma non vorremmo disturbarne la meditazione nella cantina del nuovo papa re, che dentro Azzurra scherzi a parte questo ragazzone avrebbe detto qualcosa di più ,in prospettiva, rispetto ad altri che erano già alla frutta. In giro per l’Italia, dice il Pianigiani, ci sono tanti ragazzi del Montepaschi, pazienza se a Cantù ne hanno preso uno e non riescono a farlo giocare neppure sotto di 30 punti. Questi mensanini da viaggio, Datome è stato prestato addirittura a Roma, che per tutti è la nemica numero uno, con una mossa che ricorda il Bonamico prestato da Porelli a Milano anche davanti alla minaccia di sommossa che gli importava meno della mano data alla grande squadra della grande città che per lui doveva vivere alla grande, magari perdere contro di lui, ma vivere, sembravano spariti dietro i 5 titoli di categoria con il Simone lupaiolo.
La gente diceva, lo dice ancora, per la verità: bravi, ma poi nessuno arriva in serie A, come ai nostri tempi quando dalle giovanili finivano sulla grande ribalta. Memoria corta, peccatori che sanno bene come in quei tempi, con due stranieri, qualche oriundo, il campo si puliva più facilmente, straccio e spazzolone non contava. Comunque non è questo il problema vero, continuiamo dirlo. Se ci fate caso tutti, da Meneghin all’allenatore campione d’Italia, hanno l’impressione che il giocatore italiano lavori troppo poco, non abbia davvero fame, si accontenti dello stipendio sicuro nelle minori. Frottole anche queste perché nasce tutto dalla passione, dal modo di vedere la vita e scoprire che tanti figli di ex campioni, ex arbitri, da Maggiotto a Paleari, da Pensierini e Paolo Bianchi, da Marusic a Premier, continuano la tradizione nelle minors” vuol dire che la semina non è andata poi così male. Ora scoprono anche vecchi dinosauri che non se la sentono di andare fuori dal gioco e continuano a qualsiasi età, anche se li stanno inseguendo quelli delle regole catenaccio, quelli che hanno portato le ragazze del Geas, l’amatissima Geas dove forse andrà a lavorare il Vacirca che sembra interessare anche Montegranaro, vicino al divorzio con Carmenati dopo la farsa Kemp, a bruciare una vittoria netta su Parma per aver schierato quattro straniere, andando contro le regole che l’allenatore, stressato dalla conduzione di una partita, si era dimenticato di osservare. Quando ci sono troppe regole di mezzo niente sgorga naturalmente e allora vi diciamo che siamo contenti che ci sia più gente che va a vedere Stefano Rusconi, 40 punti e anni per Santa Margherita, Mario Boni e Hugo Sconochini a Piacenza, Naumoski a Derthona, piuttosto che certe partitacce che soltanto nel regime Lecca lecca possono diventare partitoni. Perché mandarli fuori se si divertono ancora, se ancora guadagnano qualcosa su quello che hanno investito da ragazzi? Ecco il problema.
Non dobbiamo creare barriere, ma inventare soluzione per far giocare tutti, per portare più gente possibile nei palazzi e allora bisogna dare ragione a Maurizio Gennari, uno che ha vissuto le grandi battaglie, le grandi tavolate, i grandi successi, le grandi delusioni, con l’ironia di una terra benedetta come ci viene sempre in mente pensando ad Aido Fava, Riminucci, Marchionetti, Bertini, quando sul Carlino edizione pesarese spiega ai padroni di oggi che non ha senso aumentare il numero degli abbonati, dopo il rinforzino dei molti ingressi omaggio, quando sarebbe stato più logico fare pagare meno queste fidelizzazioni per la squadra. Cerchiamolo il pubblico, andiamo a trovarlo, aiutiamolo a venire nei palasport, non mettiamo troppi paletti. Lo diciamo anche al nuovo candidato presidente federale che, prima o poi, dovrà farsi vedere e spiegare chi è e cosa vuole fare, lo suggeriamo anche al povero Prandi che fu usato come uno straccio bagnato da sparare in faccia al Maifredi barbablù, ma adesso non sembra più neppure candidato per lo spazzolone finale. Ci vuole dinamismo, serve il treno delle crete senesi, altro che cercare di presentarsi nei sottoscala, senza capire che il mondo al di fuori dei comitati regionali ha già intuito che vorrebbero comandare quelli che lo hanno sempre fatto, con i risultati che si vedono, anche se adesso dicono che l’untore era quel professore di matematica che all’improvviso ha fatto arrabbiare il burattinaio, anche se adesso, mentre lui muove i burattini sul teatrino basket, può accadere che in zona Coni siano altri a vestire le nuove marionette.
Basket per noialtri pochi (Abbonamenti SKY solo per il basket? Paura che ci dicano la cifra), noi pochi che vorremmo restare felici nel ricordo come ci capita quando vediamo gli occhi di un Romeo Sacchetti, di Ario Costa a cui non dovrebbe mancare il lavoro, magari nella Lega se non a Montegranaro come si dice, quando sentiamo al telefono gente che al basket ha dato davvero e non ha soltanto preso, quando sentiamo che i vecchi di Milano, Varese, Cantù, Pesaro, Treviso, la stessa Siena del Cardaioli, della Bologna fortitudina e quella vistrussina, si sentono spesso, si ritrovano e corrono in soccorso dell’amico meno fortunato, di chi ha bisogno di sentirsi vicino chi non lo faceva soltanto per interesse. Certo che ci mancano i Matteo Lanza, gente che viaggia di notte per andare dall’amico appena operato, pazienza se abiti in Toscana e lui è in un letto a Parigi. Questo è il mondo che ci eravamo scelti e Matteo il leone non si è certo dimenticato di quel collegio meraviglia della Paola, lui ci sarà e ne siamo confortati aspettando il ruggito del Porelli da combattimento dei prossimi mesi che non può mancare la promessa della grande cena con tutti quelli che lo hanno fatto vivere, godere, impazzire ed incazzare. Pagelle dal treno natura scivolando sul bagno schiuma al garofano della prima giornata, atterrando con il naso nella valle del secondo turno che mette alla prova soprattutto le bolognesi, Milano e la Roma che non smettono mai di complicarsi la vita perché va bene mettere insieme buoni giocatori, ma prima devono essere persone che si parlano, stanno volentieri assieme e non pretendono, ad ogni esibizione, di essere considerati i veri galli del pollaio. Ci pensino Pasquali, Sakota, Bucchi e Repesa prima di andare all’attacco di Siena che il suo treno lo noleggia, ma non lo vende.
10 A David HAWKINS perché eravamo proprio convinti che Milano avesse preso il giocatore sbagliato dopo quello che aveva fatto a Roma nelle ultime stagioni. Ora se sbagli devi ammetterlo, senza ascoltare chi ti dice che una stagione si giudica sulla distanza lunga, non al primo tuffo. 9 A Matteo BONICIOLLI per la sua rubrica su Tuttosport perché finalmente, anche scrivendo, ha dimostrato di andare un po’ oltre la solita siepe. Bella la nota sul Massimino Bianchi che ci mette il cuore. Dice le cose come si devono raccontare e sapere che a Trieste vanno anche duemila persone per la serie B ci conforta, ci riporta al noi pochi, ma non pochissimi enrichi. 8 Al canadese Stuart TANNER, eroe dei campetti, che sfidando un bamboccione NBA, uno tipo Harris, gli ha fatto canestro al primo tiro, lo ha saltato con un tunnel al secondo. Mondi diversi, mondi strani e per fortuna il commissario della Fip Meneghin li conosce tutti bene dal primo all’ultimo, allora troviamo il modo che non ci rimetta nel suo lavoro e possa fare davvero il presidente perché siamo convinti che chi si illude di pilotarlo oggi poi dovrà fare i conti con lui. 7 A Lorenzo D’ERCOLE come portabandiera degli italiani che cercano spazio nella serie A, come esempio se davvero anche altri avranno questa possibilità di farsi vedere. 6 Al cosiddetto “numero uno” MANCINELLI che dopo la bella partita di Udine ha detto una verità che conoscevano tutti: “In Fortitudo mi capiscono, con Recalcati non è così e questo non è un attacco, è soltanto la verità”. Lo pensavamo anche noi. 5 A Giacomo GALANDA che ora troneggia da centro, dentro l’area, perché la sua arguzia, questo stuzzicare le grandi in crisi, esaltando l’organizzazione di A2 che ha mura più alte contro l’invasione, dovrebbe essere messa al servizio del sistema. Chiami lui Roma, la federazione e si faccia passare Dino e poi gli dica come stanno le cose. Non farlo sarebbe un tradimento. 4 A Santi PUGLISI che ora impone il santo ordnung nella terra brindisina del grande Elio perché siamo stanchi di sentirlo beatificare da chi non lo ha confermato nel ruolo che un tempo esaltò Pesaro, che per tanti anni ha fatto della Fortitudo la società più organizzata d’Italia. Dica a tutti che erano gli altri a fare bene, lui si occupava di piccole cose e non faccia mai sapere che quelle piccole cose, trascurate, prese alla leggera, diventano valanghe. 3 All’arbitro FACCHINI, ci ha promesso che si ritirerà soltanto quando prenderà 10, se non ammetterà che questo basket del primo turno ha mostrato una certa maturità se non sono venute fuori sceneggiate a Pesaro e a Roma per decisioni arbitrali che hanno sicuramente condizionato il risultato della partita. Restiamo dalla parte del dialogo e tiriamo dritto aspettando che Teofili corra come ai bei tempi. 2 A Danilo GALLINARI se rilascia ancora una intervista come quella sulla Stampa dove dice che gli manca Milano, dove spiega, ancora una volta, che il mondo NBA non gli sembra così feroce come quando lo vedeva da lontano. Forse sarebbe meglio se prima ci giocasse una partita, vivesse le cose da dentro, poi si tenga certe riflessioni per l’estate azzurra, come succede nel calcio professionistico, nel ciclismo, se non fingi di temerli ti sbranano. 1 A Walter VELTRONI se non si ricorderà di essere il presidente onorario della Lega, se non lo ricorderà a chi era angosciato all’idea che potesse abbandonare il basket, se non troverà uno spazio natura sul canale YOUDEM (813) anche perché sta dicendo a tutti che lo fanno gli ascoltatori e allora sarà lui il primo a dare il benestare per lavori di fanatici cestomanti dai palazzi. 0 Alla SCAVOLINI e al GEAS BRACCO per la multona, per la sconfitta a tavolino, per questo guaio di regolamenti che incatenano e non servono a nulla. Prima di pagare, prima di farsi punire cercate di urlare che non sono quelle le strade per aiutare il sistema e poi diteci voi se una società che incassa a fatica 60 mila euro ne può pagare 50 mila per il sesto italiano ignoto, esistente, ma invisibile sulla cartapecora federale.
Oscar Eleni

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