Serpenti a Ramagli

Oscar Eleni da una cantina vicino all’Arno, tanto per curare meglio il linguaggio, tanto per capire e farsi comprendere, meglio se il vino sembra buono, ancora meglio se la famosa oca con le castagne viene rispedita indietro per salvarsi l’anima mangiando pecorino e baccelli, dopo essersi purificati con pasta alle ortiche, le solite ortiche di questa estate cestistica che sembrava non finire mai. Troppo fango da mangiare come dice da fine dietologo Carlo Recalcati, il nuovo reggente, anche se il lavoro pesante toccherà a Meneghin. Solita storia, diranno i lunghi bloccatori: noi a fare fatica, tirare giù rimbalzi e voi gattini in giro per l’area, chiedendo palloni invitanti, pronti a segnare e a prendervi la gloria. Dino, il nostro Dino, quello che alla politica sportiva ha sempre guardato dopo essersi rigenerato con tutto il repertorio di Totò, ha fatto benissimo a scegliere, senza equivoci, i responsabili tecnici delle Nazionali, ma ora deve muoversi velocemente per non far venire il dubbio che troppe schiene raddrizzate facciano poi muro davanti alla rivoluzione che si sognava, anche se dopo aver ascoltato la voce dei comitati regionali, dopo aver letto della spartizione degli incarichi ancora prima di sapere quando e come si voterà, ci siamo messi a sedere chiedendo un bis di maccheroni spianati come li mangiavano a Fucecchio quando si andava con Cilindro.
Fiume dimmi la verità, toglimi l’angoscia di non aver visto la barba blu di Maifredi, liberami dal male di non saper più distinguere fra un buon giocatore ed uno cattivo, fra un vero allenatore ed uno finto. Dopo l’estate, quella nazionale scherzi a parte, eravamo arrivati proprio a questo: loro dicevano che i ragazzi ci avevano messo l’anima, ma noi dicevamo che questo lo fanno tutti, anche in prima divisione, per cui interessava più il progetto anche davanti al disastro, ma certe scelte al posto di altre, che sapevano tanto di tigna, perché i valori erano più o meno simili, non sono state neppure messe in discussione. Andava bene a chi forse voleva il disastro per arrivare dove siamo arrivati. Non ci avete pensato? Dicevamo degli abbagli su certe persone. Abbiamo letto, costretti, le noticine sulla restaurazione nella casa dei tecnici. Ci hanno fatto sapere che il ritorno dell’onorevole Gebbia purificherà l’aria che si era avvelenata quando nel gruppo avevano infilato il Ramagli. In attesa di sapere la sostanziale differenza fra i due, visto che la carriera sportiva è più o meno uguale, ci fermiamo nel borgo aspettando la telefonata chiarificatrice a meno che gli uomini della “coraggiosa rivolta” non si decidano a dire le cose come stanno: Ramagli era uno dei prediletti del Faraoni che Maifredi utilizzava per opporsi al progetto che avevano in mente il Mattioli e il Recalcati, Gebbia è uno dei suoi preferiti, come sanno quelli costretti al calvario dei corsi per fare punti e quindi aggiornarsi non certo a costo zero. Certo una lotta intestina era soltanto veleno per il basket, meglio chiarire subito e dare incarichi senza equivoci, senza domandarsi se le scelte avrebbero fatto del male. Certo il Ramagli non starà benissimo, ci soffrirà e dopo la stagione balorda con Treviso non aveva bisogno di altri ricci di mare intossicati insieme alle triglie di casa.
Questa certezza che dispensa dall’autocritica è un bene, anche perché permette alla Federazione commissariata di far uscire il suo giornalino con le meravigliose pagine comiche dove il presidente defenestrato spiega perché lo hanno fatto sbagliare, mentre uno dei congiurati aggiunti, il mago della rinascita nel settore femminile, cerca di far capire, bisognerebbe conoscere il valore delle parole, perché ha detto basta alla dittatura del Faustino diventato infausto e non controllabile da chi, lo ha detto a gran voce, era tornato nel consiglio soltanto per ordini superiori, così, come per ordini superiori, questi “ giganti” delle sacrestie regionali ora si occuperanno del commissario Meneghin, aiutandolo a fare bene, a non sbagliare. Ci vuole un bella forza a vendersi in questo modo, ma fra rose e serpenti capita. Togliere la cappa di piombo ed arrivare al campionato senza sapere se succederà la catastrofe del torneo interrotto per legge visto che si sono inventati il complotto quelli che pur “sapevano” di non aver pagato e di essere in debito grave. Napoli ha fatto finta di non aver peccato, poi ha capito, ha smantellato subito e vedremo se pagherà le spese ora che la società non c’è più. Capo d’Orlando lotta in maniera diversa, anche davanti al debito evidente e quindi fuori dalle regole. Dicono di non essere i soli fuori legge e, pur non conoscendo il tipo di peccato denunciato sui giornali, assicurano che Avellino, Milano e Teramo, per non parlare di Rieti, sono nel territorio dell’erba matta. Si aspettano reazioni, documenti, prove, ma, in questo caso anche la Lega dovrebbe essere subito attiva: se è calunnia lo dica, se c’è peccato lo denunci. Veleno e serpentario. Veniamo alle rose, con le spine dovute.
Campionato per 16 squadre, due retrocessioni: attenti ai lupi e gli arbitri siano subito pronti perché con queste lune si arriverà presto alle mani mentre l’Eurobasket, la coppa, segnala la scelta dell’instant replay per tutte le partite della manifestazione europea che ha sfasciato l’unità e ha mandato in crisi persino la Spagna. Siena favorita per tutti. Rapida nel cambiare, precisa nelle scelte. Poi il gruppo che sapendo di essere abbastanza forte dichiara guerra al Montepaschi, ma non ha lasciato speranze a chi voleva il blocco delle retrocessioni. Questi si sentono più in alto delle altre: Roma dice di aver persino ritrovato Allan Ray (uhm); la Virtus Bologna, come dice il suo mentore, si è svenata per esserci dove si parla dello scudetto; Milano con la scusa di chiedere tempo spera di sorprendere chi, invece, ha già pesato e misurato il nuovo calibro Armani dove spopola Hawkins, dove comanderà Bulleri (uhm); Fortitudo piena di fervore, anche se per adesso è soltanto incenso in platea; Benetton Treviso garantita dalla ditta, ma non ancora dal campo; Pesaro, perché bisogna diffidare delle squadre che nascono operaie; Avellino che comunque dovrà trovare energie per il doppio impegno e per i tanti viaggi, una cosa che stronca. Nel secondo gruppo tutte le altre in ordine sparso prima di arrivare alle pagelle.
10 Ad Angelo DI STASIO per il centro reclutamento e studio creato nel Camerun ed intitolato al suo zio Willy, il grande Sojourner di cui fu compagno ai tempi di Rieti. Scottati nel tempo, quando giravano i braccialetti, quando s’inventavano fondazioni a scopo di lucro nel nome di giocatori scomparsi, non vogliamo impegnarci più di tanto, ma il progetto merita di essere guardato con affetto. 9 A SPORTITALIA perché non esiste rete televisiva, neppure SKY la malvagia che ci imporrà il digiuno delle ventuno sulla carta stampata, che al basket dona con questa generosità, aiutandolo a crescere, dandogli l’idea che può esistere ed essere rispettato. Merito del Bruno Bogarelli (da non confondere) che alla causa ha sempre dato tantissimo, dai tempi dei Giganti, dai giorni delle trasmissioni televisive spedite in giro per l’Italia. 8 Al SABATINI che la racconta giusta alla sua gente e a questo basket senza entrate: mi sono svenato, sono in rosso per poter divertire la gente. Il punto è proprio questo, quando parliamo di basket ad alto livello, non si può sopravvivere senza pubblicità e senza spettatori. Quando certi amministratori ululano e parlano di complotti, di federazioni malvagie, dovrebbero ricordarsi che prima del diluvio loro erano sempre altrove. 7 A TERAMO per il suo record di abbonati, a CASERTA per il nuovo fermento, a PESARO per l’impennata degli ultimi giorni, a tutti quelli che hanno rinnovato e ai nuovi tifosi in tutta Italia perché nel momento della crisi c’è chi si merita un premio come dicono ai Lakers dove, alla faccia della catastrofe, hanno avuto la riconferma di tutti gli abbonati. 6 Ad Andrea BARGNANI perché giurano che ha ricominciato alla grande dopo l’estate passata a rivedere il suo modo di vivere nel basket. Certo agli spagnoli sembra andare già meglio adesso e questo ci fa venire rabbia, ma Belinelli cresce e Gallinari, sembra, riesce pure a correre. Attenti alle illusioni e lo diciamo anche a chi si è convinto che sarà l’Italia coi ragazzi NBA a qualificarsi per ultima nell‘europeo polacco. 5 A Valerio BIANCHINI se dopo le belle cose scritte nel suo sito non chiederà ufficialmente di essere candidato alla presidenza federale. Esca allo scoperto e chieda a Meneghin di trovargli la legge che permetta ad un laico di entrare nella chiesa dei sacrestani del voto. 4 Alla CASA DELLA GLORIA del basket italiano che ancora non ha un vero domicilio e che ora è baraccata dove trova ospitalità. La prima cosa da fare era quella di trovare il posto giusto, ma anche in questo ha prevalso il campanilismo e l’idiozia. Un dolore, una pena. 3 Alla LEGA che giustamente si è battuta per mantenere le retrocessioni, assicurando al circo la sua bella dose di “sangue” sportivo, ma che ancora non ci ha spiegato cosa succederà l’anno prossimo perché al momento il campionato è ancora a 18 squadre, ma forse ci siamo persi un passaggio quindi se è tutto risolto il 3 ce lo teniamo noi. 2 Alla GIBA, all’associazione allenatori, se esiste, a quella dei manager, se esiste, perché urge provvedimento per trovare subito una collocazione ai disoccupati di questa crisi, perché non possiamo lasciare fuori dal gioco e dal lavoro gente come Ario Costa o Sacchetti. Perché? Perché non meritavano di essere puniti per atti di fede. 1 A Dalibor BAGARIC per come si è ripresentato in Fortitudo dopo aver capito che nella NBA gli avrebbero dato soltanto uno strapuntino. Lui, come tanti altri che poi valuteremo sul campo e non certo nelle interviste inginocchiate, con lo zucchero velato, fa bene a considerarci sciocchi per amore, soltanto per amore, ma non possiamo fargliela passare liscia quando si atteggia come vittima di Repesa che non lo ha portato alle Olimpiadi. Ci vuole una bella faccia tosta a sostenere una cosa del genere, quando tutti sanno che rinunciò all’Europeo, la piattaforma da dove poi è partito il brigantino croato per andare a Pechino, proprio per fare uno sgarbo a Gelsomino. I tifosi fanno bene ad amare i giocatori, ma non a fargliele passare tutte lisce. 0 Alla FEDERBASKET commissariata che sembra non riuscire a muoversi perché chi tira i fili è impegnato in altre battaglie difficili, perché troppa gente che ha urlato “Dio lo vuole”, come i crociati di cui conosciamo bene l’eroismo, adesso sta dicendo che Dio vorrebbe un loro ritorno al governo federale. Non è vero. Tutti siamo pronti al sacrificio di poter fare a meno di Maifredi, Troncarelli, Mattioli e Smiroldo, per non parlare degli altri “eroi” di questa vicenda. No, cara gente, mantenete fede alle promesse, ma prima di uscire dalla porta fate anche sapere cosa pensate di quelli che dovrebbero sostituirvi adesso che il Crotti sembra aver fatto il pieno di consensi per avere il dicastero di Azzurra, pazienza se sarà sempre scherzi a parte.

Oscar Eleni
(fonte: www.settimanasportiva.it)

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