Muratore te salutat

Il calciatore che martedi sera ha steso la Roma con una doppietta faceva il muratore fino a poco tempo addietro. Juan Emmanuel Culio ha iniziato a lavorare nei cantieri a 13 anni, ovvero sei anni prima di diventare un calciatore professionista. Era un “peon”, ovvero un lavoratore senza alcuna qualifca. Uno stipendio di 60 euro al mese e, realisticamente, pensava fosse questa la sua vita. Il calcio é sempre stato la sua passione, ma la città, Mercedes, era troppo lontana da Buenos Aires, cento chilometri, per poter fare dei provini: i biglietti di treno e autobus costavano tanto. Per la verità una volta ci é andato, facendo qualche allenamento con l’Argentinos Juniors. La nonna faceva ricami a mano, riuscendo a guadagnare qualche soldo: dopo un mese si ammalò e addio sogni per Juan. E’ stato scoperto per caso, mentre stava giocando con gli amici, su un campo della periferia di Mercedes. Lo chiamavano “El Zurdo”, il mancino, ma non pensava minimamente di fare carriera, convinto di giocare a vita sui campi pieni di polvere. Poi, come nelle storie che spesso offre il calcio, é cambiato tutto. Una sera gli si é avvicinato una persona; era il patron del CS y Deportivo Flandria, terza divisione argentina. Siamo nel 2002, Culio ha 19 anni e firma il suo primo contratto. Due anni dopo arriva nella prima divisione, nell’Almagro, poi nel Racing Club. Nel 2007 va a cercare fortuna in Cile, nel Deportes la Serena e nello stesso anno passa l’oceano, per vestire la maglia granata del Cfr, squadra appena promossa nella prima divisione rumena; immaginate il livello. Ora eccolo sulle prime pagine dei giornali del mondo intero. Lo stanno scoprendo pure in Argentina, mai prima si era parlato di lui. Fino all’arrivo di Trombetta in panchina, ovvero due settimane fa, era riserva: Andone non lo considerava molto. Aveva segnato un solo gol in 32 gare, martedì sera una doppietta contro Totti, De Rossi e gli altri. Una gran gara, che fa dimenticare i tanti colpi presi da Cicinho nei novanta minuti. Per Juan é una soddisfazione doppia: argentino, ha battuto una squadra piena di brasiliani, compreso Doni, il portiere. Sul secondo gol la moglie, presenta all’Olimpico, é scoppiata in lacrime. In attesa del secondo figlio della coppia, la signora Culio stava accanto alla moglie di Peralta. A fine gara sul telefonino di Culio c’erano 60 messaggi e altrettante chiamate. Ora si aspetta la telefonata di Victor Piturca, il tecnico della nazionale, il quale intende convocarlo, nel caso scegliesse la cittadinanza rumena; ha già iniziato la procedura. Il suo sogno è di giocare in Italia oppure in Spagna. Dopo due gol così, c’é da scommettere che ci arriverà.
Dominique Antognoni
dominiqueantognoni@yahoo.it

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