Minoranze bulgare

Oscar Eleni da Torino, dal museo egizio, dalla Pia Madre, dalla piazza davanti al comune dove una birra e qualche nocciolina fanno dimenticare tutto il resto, dove si finge di essere sfingi davanti allo sfascio di Azzurra scherzi a parte, dove si gioca a rimpiattino per scaricare su altri colpe che sono di tutti. Lo sa Maifredi, lo sanno i suoi contestatori, lo dovrebbe sapere Petrucci, lo sanno di sicuro le grandi società, ma, soprattutto, le piccole che spendono tanto per avere un canestro da tre, ma poi non trovano mai niente in cascina. Torino e il suo fiume dove la bela lavandera usa la buona “pera” perché se anche questa Nazionale del riciclo fosse stata affidata a gente come quella che ha coordinato Squarcina forse non ci saremmo trovati così lontano dall’Europa di seconda fascia, purtroppo è così, inutile inventarsi altre definizioni dicendo che i ragazzi in azzurro stinto hanno dato tutto, hanno lavorato duramente. Di questo lungo lavoro, per la verità, non abbiamo visto tanto se poi alla fine il migliore è stato un finto regista come Giuseppe Poeta che gioca per conto suo, ma per fortuna lo spirito di questo ragazzo ha illuminato una scena dove in troppi hanno giocato come fantasmini facendo diventare criticabile anche una Nazionale all’osso perché chi vorrebbe la testa di Recalcati si domanda se Ress, Carraretto, Stonerook, Maggioli non sarebbero stati migliori di quelli chiamati, per non dire di Lechthaler.
Guardate dove siamo arrivati nei rimpianti e con tutto il rispetto per i giocatori citati facciamo fatica a credere che questa lunga estate sarebbe stata migliore. Certo nelle qualificazioni europee che ci hanno squalificato dai primi due gruppi, spedendoci all’esame di riparazione in agosto, la strada scelta è stata abbastanza confusa: se si voleva la qualificazione ad ogni costo era necessario precettare tutti, persino Galanda o Righetti, fingendo di non saper leggere nei certificati medici dove si doveva rinunciare a Stonerook, chiamato subito dopo aver scoperto che per Rocca il calvario non è finito e non finirà prestissimo, ma a Milano non lo sapevano? Possibile che Bucchi non avesse valutato la situazione nell’ultima stagione a Napoli?. Lasciamo perdere la fase rimpianto, queste sono giornate da torte in faccia, caccia all’uomo con più vigore di quello mostrato dai giocatori in campo. Il vero problema era fra le righe dell’arena al parco Ruffini dove era tutto bellissimo, dagli stand delle società piemontesi fuori dal palazzo, dove ci è dispiaciuto soltanto di non aver rivisto il professor Guerrieri in mezzo ai ragazzi dell’Auxilium che il tempo ha cambiato nel fisico, tipo Mandelli, ma non nello spirito.
Come risolverlo sembrano saperlo tutti, come diceva Minucci nella conferenza insieme a Messina e Pianigiani, ma fino a quando la Federazione non farà quello per cui esiste, fino a quando le società dovranno competere al massimo livello senza sconti europei, in una stagione che darà licenze Uleb definitive, allora vivremo nella confusione perché andare in giro con la testa fasciata dicendo che il basket non ha più forza interiore sembra sbattere contro i 600 ragazzini portati in campo a Siena, i mille della tre giorni Virtus a Bologna, contro gli entusiasmi torinesi dove pure non hanno una squadra di serie A. Ce la siamo raccontata un po’ aspettando che Ibrahim Jaaber finisse il digiuno religioso nello spogliatoio del palazzo, ci siamo detti tante cose sapendo che nessuno credeva a quello che stava ascoltando. Erano tutti in prima fila belli armati, quelli che vorrebbero il commissariamento, quelli che puntano alla riconferma presidenziale, tutti con occhi di fuoco, pronti a sparlare del vicino, salvo poi fargli un bel sorriso. Sarà per questo che alla fine quando i bulgari hanno congelato la palla ci siamo tutti guardati con stupore perché era l’Italia in vantaggio di un punto. Ci eravamo dimenticati che Pini Gershon la volpe certi calcoli li aveva fatti e aveva bisogno di quel successo per lanciare, con un gruppo di industriali che lo amavano ai tempi del Maccabi, una Lega balcanica bella solida, ben motivata. Loro hanno fatto giocare i ventenni, hanno mandato dentro un classe 1990 che furoreggia a Valencia, si sono presi subito Jaaber, mentre noi ci domandavamo se Ress avrebbe fatto meglio del Digiuliomaria risalito sull’accelerato dopo aver visto passare tanti treni diretti in carriera, mentre guardavamo con tenerezza Cittadini e pensavamo persino a Lechthaler.
Momenti difficili per l’autocritica e la scusa per tutti era che sul campo andavano bene quelli che nel campionato giocano tanto, ma gli altri, i comprimari da una vita, quelli no, non potevano farcela. Il torneo lungo ha contraddetto spesso la teoria e il fatto che Mancinelli, numero uno della curva fortitudina, sia stato lasciato fuori nella partita decisiva contro la Bulgaria dovrebbe dire tante cose a chi stravede per giocatori che forse, se visti da vicino, senza la barriera protettiva della raccomandazione per affetto, per interesse, poi non appaiono tanto migliorati se non servono neppure ad una Nazionale scherzi a parte e non diteci che erano rotazioni previste perché il torneo è stato fatto per qualificarsi non per sperimentare, perché altrimenti avremmo visto ben altra gente nel raduno durato una esagerazione al punto che è diventato logico chiedersi perché questa Nazionale non ha un manager che possa appianare certe situazioni, perché siamo sicuri che riducendo il lavoro per certi soggetti forse avremmo avuto tutti quelli che, invece, per un motivo e senza un motivo, hanno detto no grazie. La struttura lavoro può stare in piedi anche due, tre mesi, un anno, nessuno vuol togliere gettoni di presenza a chi lavora con tanta serietà, ma quella per i tornei con bersaglio obbligato potrebbe anche prevedere altri tempi.
Certo mentre si rinunciava alla pizza notturna, nella convinzione errata che al Rincosur di Carisio ci avrebbero comunque ospitato, abbiamo dovuto almeno chiedere scusa ai Della Valle, ai Bonamico, ai Caglieris, per averli criticati più di una volta, perché in confronto a questi ragazzi di oggi erano davvero di una categoria diversa e degli azzurri di Giancarlo Primo che persero a Torino nell’Europeo del 1979, prendendosi una vagonata di improperi e critiche, in quell’ultima vera Nazionale vista in una città dai mille amori ma senza potenziali costruttori di squadre importanti, non ne troviamo uno che quelli di oggi possano avvicinare perchè Caglieris, Villalta, Carraro, Zampolini, Gilardi, Brunamonti, Bonamico, Meneghin, Ferracini, Bertolotti avrebbero dato almeno 20 punti ad Azzurra scherzi a parte. Con questa angoscia, aspettando che la nave del campionato voluta da Francesco Corrado parta davvero, facendo salire a bordo soltanto chi se lo merita, ecco le pagelle della notte torinese.
10 A SQUARCINA e al suo gruppo per aver dato alla Nazionale, anche a questa Nazionale, affetto e sostegno organizzativo, per aver dato qualcosa al basket prendendosi indietro così poco. Brava Torino. 9 A Gianni ASTI che ancora vive la sua primavera torinese insegnando basket, sognando sempre, aspettandosi notti senza fine a chiacchierare dello sport che gli ha dato e al quale lui vorrebbe dare di più. 8 A Matteo BONICIOLLI che non accetta provocazioni da chi lo ha preso di punta anche adesso che con i fatti ha dimostrato di voler bene al basket molto più di chi con il basket specula e basta. Non è lui che si vanta di aver vinto cose conquistate da altri, il campo dice quello che ha fatto a Udine, come ad Avellino e, ovviamente, a Trieste, ma questo è il mondo nostro e non ci si indigna perché uno come lui, libero da impegni, non è neppure stato preso in considerazione come assistente della Nazionale, perché è la prova che i riformatori, rifondatori, accettano nei loro clan solo chi abbassa il testone e dice che hanno sempre ragione. 7 A Giuseppe POETA perché in Nazionale ha dato quello che aveva dentro, senza risparmiarsi, senza modificare il suo gioco che, purtroppo, lo avevamo detto anche vedendo la sua squadra in campionato, è fatto di coraggio, energia, ma non è a disposizione degli altri, tecnicamente parlando. Bravissimo ad essere se stesso e siamo sicuri che col tempo migliorerà. 6 Al furore del MONTEPASCHI che nel precampionato vive con la stessa intensità della stagione ufficiale e manda a dormire senza cena, pur non utilizzando i nuovi Filnley e Domercant, l’Armata di Messina che soltanto il Tancredi prestato a Mosca può far diventare forte, ma forse non forte come nelle ultime stagioni a meno che non prenda davvero Kirilenko. 5 Al vulcano SABBATINI perché può prendere ogni strada traversa per giustificare l’assenza di fotografie della presidenza CAZZOLA, ma non riuscirà mai a convincerci che non esiste il diavoletto che lo tormenta anche quando si fa venire le più belle idee del mondo. 4 Ad Elio GIULIANI, storico addetto stampa della Scavolini Pesaro, Dio lo protegga insieme ai Fregonese, ai Mantica, ai nuovi leoni delle società, perché, siamo sicuri, ha portato gli eroi dell’ultimo scudetto biancorosso da Alceo senza dedicare neppure una preghiera, un pensiero a noi che invecchiamo e ricordiamo con nostalgia. 3 A MILANO che nel precampionato ha perso molto spesso, e CANTU che invece ha vinto moltissimo, perché ci confondono le idee adesso che eravamo già pronti a vedere un campionato con le grandi sorelle di nuovo armate e le altre un gradino o due sotto. Certo è intrigante vivere questa incertezza, anche se l’Armani la valuteremo davvero soltanto quando si saprà se Rocca può giocare al cento per cento. 2 A Gianni PETRUCCI che con i suoi anatemi sulle lentezze della federbasket fa capire che non gli piace davvero questa presidenza, ma non ci spiega quali sarebbero davvero i salvatori del sistema, perché fra i congiurati contro il signor preside ci sono moltissimi che ne hanno fatte anche di peggio. 1 Alla LEGA se non si convince che una stagione con squadre penalizzate è il migliore invito per scendere almeno ad un campionato con meno squadre, pazienza se poi nella battaglia per non retrocedere scopriremo che i nostri palazzetti sono tutti a rischio. 0 Al TEATRINO FEDERALE dove tutti hanno recitato e recitano parti da guitti. Chi annuncia aventino montanaro, chi si difende dietro i regolamenti, chi pensa ai voti, chi pensa al prossimo seggiolino, nessuno che faccia autocritica e che ci porti candidati con in mano un programma da discutere prima e verificare dopo, lo diciamo anche a Prandi perché le critiche generiche alla FIP sono facili, ma poi serve dimostrare con i fatti che ci sono i mezzi e la volontà per cambiare.
Oscar Eleni

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