Preferenze da candidato unico

1. 1° Paolo Bettini, 2° Davide Rebellin, 3° Damiano Cunego, 4° Alessandro Ballan. A Suances all’arrivo come a Varese in partenza, le gerarchie sono quelle, stabilite dall’esperienza e da Franco Ballerini. Commissario tecnico molto commissario e poco tecnico: selezione di convocati, riserve e titolari, non solo in base alle attuali condizioni di forma di tanti, troppi azzurrabili, non tanto immaginando un eventuale corridore tipo (passista veloce) più adatto al circuito mondiale (scorrevole). Piuttosto, realisticamente, Nazionale presto fatta sulla scorta delle preferenze espresse dallo stesso candidato unico a capitano. Messi in minoranza gli aspiranti leader, certo con residue chance e gratificazione, ma 3 contro 5 gregari di maggioranza, tra i quali uno che tira le volate. Cioè Luca Paolini, competitivo anche alla Parigi-Bruxelles. In Spagna Oscar Freire Gomez ha fatto fondo e salita. In Polonia occhio a cos’ha in testa Fabian Cancellara, voglioso di staccare; non si capisce se anche il resto del gruppo o comunque per il resto della stagione.
2. Alberto Contador in fuga sull’Angliru, inseguito dalla Guardia Civil (“correttissimo pubblico del ciclismo” spagnolo, molto più indisciplinato di quello italiano) è l’immagine simbolo di una stagione delle corse a tappe tramontata con una settimana di anticipo, dietro le montagne della Cordillera Cantábrica. All’alba del terzo millennio, la stessa Unipublic si è detta favorevole a una riduzione del numero dei giorni assegnati in calendario a Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España: da 23 a 21. Contraria l’Aso. Di qui a domenica, anche solo per passare il tempo, facile che la proposta torni in discussione e gli organizzatori la riformulino ufficialmente, facendo i conti con i nuovi indirizzi dell’Uci post-congresso. Federazione presieduta da chi, dopo il triennio di Pat McQuaid? Forse dal grande vecchio della globalizzazione del movimento, Hein Verbruggen? Difficile. Altrimenti, calcolare per i prossimi sette giorni una matematica, comprensibile ma non condivisibile, liberissima e antisportiva, spartizione di traguardi, maglie e premi. Ancora tanti, un po’ per tutti.
3. Da sempre sicuro di sé. Fin da quando, ventunenne, ha preso casa “sul lago di Como” a mezza montagna, come da annuncio immobiliare. Con il 14% della Garzola, verso Brunate, da calcolare a ogni rientro dall’allenamento. L’allora neoprofessionista della Motorola ancora non disponeva di un gruzzoletto da investire nel mattone, magari per comprarsi una Villa Oleandra a Laglio. Anticipando gli Heinz del ketchup e George Clooney. In compenso la sistemazione fuori mano e da fuori soglia, gli insegnò anzitutto a non alzare la voce e ad abbassare la cresta (“Inevitabilmente, vivere in Europa mi ha raffinato”); poi a scavalcare di forza i muri, lezione messa in pratica al di là di quello di Huy nella Freccia Vallone del 1996. 155 giorni prima che gli fosse diagnosticato un cancro ai testicoli, con metastasi a cervello e polmoni. Per la cronaca e per quel che vale, con già in tasca un biennale da 2,5 milioni di dollari firmato per la Cofidis. Poi la guarigione, eccetera. Martedì scorso, Lance Armstrong ha detto serio che ritornerà giovane. Sicuri non ce la faccia anche stavolta?
4. Lo sprint di Fabio Triboli nella corsa in linea su strada Lc 1-2 / Cp 4 – 72,6 km volati ai 41 di media – è il gesto atletico che vale l’intera Paralimpiade del ciclismo italiano, molto più del totale di 6 medaglie all’attivo (2 ori, 1 argento, 3 bronzi). Perché, se il cinico non risiede a Pechino e non è adatto al mestiere di giornalista: però non tutte le discipline e le singole competizioni/per singola categoria dei Giochi, risultano ogni quadriennio ugualmente partecipate, tecnicamente rilevanti, agonisticamente probanti, in sé spettacolari. Anzi. Sabato scorso, al contrario, in programma due gare una più tirata e dispendiosa dell’altra. Tanto che nella prova Lc 3-4 / Cp 3, ne hanno fatto le spese Fabrizio Macchi e Paolo Viganò, mica gli ultimi arrivati (ritiro anticipato per entrambi). Vittoria dell’inglese Darren Kenny, potentissimo, davanti allo spagnolo Javier Ochoa. Sì, Otxoa Palacios, il Kelme-Costa Blanca primo ad Hautacam al Tour del 2000, anticipando da lontano Lance Armstrong e José Maria Jimenez. Proprio lui. Da sette anni a questa parte, diversamente abilissimo.

Francesco Vergani
francescovergani@yahoo.it

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