Belle ma seconde

1. Viste le prime uscite di Siena non siamo poi così convinti che il prossimo campionato risulterà diverso dagli ultimi due. Può darsi che le avversarie del Montepaschi siano più attrezzate dell’anno passato, alcune lo saranno di sicuro perché non avrebbero potuto fare diversamente, ma prima di parlare di gap ridotto occorre aspettare un po’ di tempo. Siena ha lo stesso nucleo di sempre, la mentalità non pare cambiata, gli infortuni – grave quello di Rimas Kaukenas – li ha patiti anche la stagione passata e su quell’organico collaudato, su un sistema che funziona come un orologio svizzero ha aggiunto il talento atletico di Morris Finley e Henry Domercant, due che possono segnare 20 punti, tirare da tre, difendere forte. E il giovane centro Luca Lechthaler dubitiamo che in questo momento sia inferiore a tutti i pivot convocati in nazionale, vedi Cittadini (ottimo in Finlandia), Infante, Di Giuliomaria e anche Crosariol, che nelle ultime gare ha dimostrato che non aveva avuto senso lasciarlo fuori prima. Insomma Roma, Milano, le due bolognesi, più che Treviso, potrebbero davvero dar vita ad un campionato equilibrato ma solo per contendersi il secondo posto. Oggi Siena è due livelli sopra il resto del gruppo, poi è chiaro che lo scudetto si assegna tra nove mesi e in nove mesi può accadere di tutto.
2. Quello di Napoli è un vero pasticcio. Una maxipenalizzazione salverebbe il titolo sportivo del club e permetterebbe all’avvocato Maione di guadagnare del tempo, quello che serve per ripulire la società e cederla pronta per il prossimo campionato di Legadue. Ma il danno di immagine arrecato al campionato sarebbe incalcolabile: come si può pretendere di essere seri con una squadra che parte da meno 20 o meno 25 punti, condannata a retrocedere e di fatto a falsare la regolarità di un torneo in cui parte penalizzata anche Rieti (come in Legadue Scafati)? Ma la radiazione è una pena pesante, la frode è amministrativa e qui stiamo pur sempre parlando di canestri non di piccoli risparmiatori ingannati da finanzieri senza scrupoli. Poi il processo dei ripescaggi sarebbe complesso: Varese deve rimettersi in ordine e otterrebbe di partire in ritardo di un paio di gare che comunque non è il massimo, Trapani non vuole fare la Legadue improvvisandola, Montecatini non è chiaro e via andare. E intanto in serie A molti spingono per una soluzione dispari, 17 squadre e una sola retrocessione, scuola di pensiero che non si basa sulla volontà di proteggere nessuno oltre che se stessi, perché con Napoli in campo una retrocessa certa c’era, con Varese al suo posto non c’è.
3. La Virtus Bologna ha aperto il proprio museo all’interno del vecchio Palamalaguti, rilevato dal suo proprietario Claudio Sabatini e ribattezzato Futurshow Station. Non è il primo museo dedicato ad un club sportivo in Italia ma forse è il primo con una forte componente interattiva, terminali touch-screen, immagini epiche che si fondo con un pizzico di attrazioni da jam session NBA, come la possibilità di confrontare il proprio piede con quello di Roberto Chiacig o di fotografarsi accanto alla gigantografia cartonata di Sharrod Ford. E’ bello quando qualcuno onora il passato, se lo fa con mezzi moderni e addirittura futuristici per cui non si tratta di una collezione di foto e maglie ma di molto di più, ancora meglio. La Virtus è una delle poche società cestistiche con una storia vera alle spalle e un pubblico interessato a celebrarla, ma non è detto che le belle idee non possano essere copiate da altri.
4. In attesa di capire quale sarà il destino della Nazionale dopo il successo ottenuto in Finlandia e gli ultimi due decisivi turni del girone di qualificazione ai prossimi europei, forse può essere interessante dilungarsi sulle prime impressioni suscitate dai giocatori americani nuovi. Quelli che abbiamo visto almeno: Earl Boykins (Virtus Bologna) finora è andato a tratti. Ha cambi di velocità e direzione insostenibili da qualunque difensore europeo e diventeranno il suo marchio di fabbrica, come i tiri arcobaleno penetrando e la capacità di prendere fallo nell’ultimo quarto quando le gambe sono stanche e il suo movimento “ankle breaker” diventa letale. Ma ha molte cose da mettere a posto: nella NBA faceva il guastatore, entrava dietro un titolare e aveva il compito di alzare il ritmo, cambiare passo, qui invece il titolare è lui e deve imparare a gestire e dettare i ritmi. Si tratta di modificare mentalità. Poi una cosa sempre difficile per un reduce dalla NBA: prendere atto che non esistendo i tre secondi difensivi, battere il proprio uomo dal palleggio non ti permette di andare automaticamente fino in fondo o di avere un secondo in più per farlo, ti può anche capitare di sbattere contro un muro di difensori che occupano l’area. Per questo qui il basket è meno adatto ai solisti e più ai giocatori di squadra. Questo sarà l’adattamento che dovrà fare più in fretta.
5. Qyntel Woods (Fortitudo) ha una facilità nel fare canestro mostruosa, ad alti ritmi è ingovernabile perché è più alto delle altre ali piccole, più veloce, più bravo a trattare la palla, più atletico. Il tiro da fuori non è continuo ma resta pericoloso. Carattere a parte – non avesse avuto problemi di testa non sarebbe qui – ci sembra chiaramente il miglior giocatore del campionato, a patto che sia continuo, concreto e soprattutto che giochi con un’intensità che ogni tanto evapora. Ha la tendenza a fare tutto con tre marce perché non ha bisogno della quarta. E’ il suo limite. Il suo compagno di squadra Jamont Gordon per ora è la vera rivelazione perché gioca tutti i ruoli, ha una potenza fisica terrificante per un play-guardia tanto che l’abbiamo visto difendere persino su Kevinn Pinkney. E’ mancino, è molto giovane (21 anni) e non è un tiratore. Ma va dentro come una ruspa e calamita falli. Sarà un giocatore molto ostico anche se siamo curiosi di vedere come si adatterà a difese preparate per fronteggiarlo. Sundiata Gaines, playmaker di Cantù, ha vinto la finale di Riva del Garda con un’azione inusuale per un playmaker: ha catturato sul meno 2 il rimbalzo offensivo su tiro libero sbagliato volutamente, ha segnato e preso fallo. Dalla lunetta ha firmato la vittoria. E’ newyorkese ma giocava a Georgia nella stessa conference di Gordon. Ha caratteristiche non tanto dissimili: è un vero playmaker ma soprattutto ha grande potenza fisica e si sente a rimbalzo. Ci è piaciuto per l’aggressività difensiva, va solo capito quanto possa dare in attacco anche se Cantù i tiratori li ha, incluso Jason Rich, suo compagno di reparto, uscito da Florida State ma in ritardo di condizione per un problema fisico. Deji Akindele, il supergigante di Pesaro, finora non ha fatto nulla per convincerci che sarà lui e non Casey Shaw il centro titolare della Scavolini. Ha un fisico terrificante, è 2.17, ma non ha la forza e la tecnica per chiudere un movimento. Sarebbe uno stoppatore ma per ora ha soprattutto commesso tanti falli. Nik Caner-Medley (Capo d’Orlando) ci piaceva già ai tempi di Maryland perché ha energia, è un bianco esplosivo, mancino, sa tirare da fuori. Non poteva andare nella NBA perché non ha un ruolo. Non ha il passo dell’ala piccola, non ha la forza dell’ala grande. Ma sa mettere palla in terra, trattarla decentemente. è aggressivo, pensiamo possa essere una delle novità più interessanti del campionato. Greg Brunner (Capo d’Orlando) ci entusiasmava ai tempi di Iowa quando formava un triangolo bianco di combattenti, con Jeff Horner e Adam Haluska. Ora siamo curiosi di vedere cosa farà in Italia. Essendo 1.98 a Ostenda avevano provato a portarlo un po’ fuori ma non è veloce, non è abbastanza tiratore per fare l’esterno. Ora ci sembra giochi da centro con licenza di uscire e tirare occasionalmente dalla lunga. E’ grosso, forte, aggressivo, non atletico. L’abbiamo visto tre volte e ci è sembrato promettente.

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