I pensionamenti morbidi del Lippi Due

Cosa c’è che non va nel Lippi Due? Di sicuro il gioco, inguardabile a Larnaca e sonnolento a Udine: ma queste qualificazioni mondiali in un girone mediaticamente tristissimo sono una mera marcia di avvicinamento all’appuntamento con la storia e con i paragoni con Vittorio Pozzo, le lavagne tattiche con due anni di anticipo sembrano assurde. Di sicuro gli uomini, non per mancanza di ricambi (stiamo meglio di quasi tutto il resto del mondo, Argentina e Brasile escluse: facile scommessa su De Silvestri, Santacroce, Chiellini, Cigarini, Giovinco, Balotelli e Giuseppe Rossi titolari o comunque presenti in Sudafrica), ma perché degli eroi mondiali solo Buffon sembra sul suo livello e solo De Rossi sembra in ascesa mentre tutti gli altri stanno gestendo il fine carriera con classe (Pirlo, Cannavaro, Gattuso, Zambrotta, Toni) ma sempre meno energie ed ispirazione. Con gradualità Lippi semipensionerà gente che comunque merita rispetto, senza traumi e senza l’ansia del risultato che sarebbe potuta arrivare dalle prime due partite, legando i ‘se’ alla freddezza di Di Natale e Kenia, oltre che all’ispirazione di De Rossi. E allora di cosa parleremo per due anni, al di là di una federazione campione del mondo che non governa più il suo sport ma che di fatto è concentrata solo sul prodotto di punta? La ringrazio per la domanda, direbbero nei convegni sul futuro del giornalismo.
Stefano Olivari

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