Le Academy degli altri

1. Come è già stato fatto per la prima uscita, “In the box” quest’anno cambierà leggermente, andando a curiosare sulla stampa estera per segnalare articoli che riteniamo interessanti e che non riguarderanno solo il calcio britannico ma anche il calcio internazionale in generale. Tanto per essere fedeli a un Paese che da tanti punti di vista adoriamo, partiamo proprio con un articolo a firma Alex Fynn e pubblicato sull’Observer (il domenicale del Guardian) nel quale l’autore pubblicizza in pratica il suo nuovo libro, scritto in cooperazione con Kevin Whitcher, dal titolo “Arsenal, Making of a Modern Superclub”. Gli estratti ci sembrano comunque molto interessanti e Flynn ci parla di come la scelta di puntare sui giovani da parte dell’Arsenal di Wenger non sia stata una cosa voluta ma più che altro una necessità. Infatti nei primi 9 anni dell’alsaziano ad Highbury i Gunners hanno speso la bellezza di 136 milioni di sterline per il mercato, collezionando campionati e FA Cup in serie, o quasi. Qualche anno fa, però, la proprietà ha deciso di costruire il nuovo stadio ad Ashburton Grove e di lasciare lo splendido Highbury, che a suo tempo aveva dato anche il nome a una fermata del metrò. Ovviamente una squadra come l’Arsenal, che punta a diventare una delle superpotenze calcistiche del terzo millennio, aveva bisogno di uno stadio più capiente e dotato di tutti i comfort possibili e immaginabili. Da qui la necessità di andare al risparmio sul mercato, cercando di valorizzare al massimo i prodotti del vivaio. Anche su questo punto però Flynn avanza dei dubbi e cerca di smentire un luogo comune, quello cioè che Wenger abbia creato una “academy” molto forte all’Arsenal in grado di produrre autonomamente giovani talenti. L’unico campione che si ricordi che sia uscito dalle giovanili in tempi recenti però, è il “traditore” Ashley Cole, mentre la vera forza dell’Arsenal è concentrata più che altro sugli scouts che girano mezzo mondo a caccia di nuovi talenti. Grazie a loro infatti oggi i Gunners possono vantare nelle loro fila un giovane talento come Fabregas, per non parlare di Adebayor, portato a Londra quando non lo conosceva praticamente nessuno. Quest’anno i Gunners ci riprovano, avendo acquistato il giovanissimo messicano Carlos Vela e puntato su un talento in crescita come il francese Nasri. Flynn ritiene anche che Wenger (ma l’alsaziano ha smentito di aver detto mai questa frase) sia convinto che il futuro del calcio risieda in Africa e in Sud America e sarà li che si concentreranno i massimi sforzi dell’Arsenal nell’acquisizione di giocatori. L’idea insomma è quella di creare una squadra che sia in grado di durare negli anni e pazienza se qualche tifoso si lamenterà per i colpi in “stile Chelsea” che i Gunners non faranno.
2. Cambiamo continente e notiamo un pezzo interessante pubblicato dalla rivista sudafricana “Soccer Life” di Johannesburg. E’ chiaro ed evidente che i Mondiali del 2010 per i sudafricani rappresentano già un problema, ma non il principale se un’altra rivista (la London Review of Books) ritiene che entro sette anni il Sudafrica diventerà come lo Zimbabwe, perché il possibile successore di Thabo Mbeki, tale Jacob Zuma, ha una visione del mondo molto simile a quella di Mugabe. Anche i Bafana Bafana hanno i loro bei problemi, però. Con la sconfitta casalinga subìta lo scorso weekend ad opera della Nigeria sono praticamente fuori dalla Coppa d’Africa 2010, che si disputerà in Angola giusto qualche mese prima del mondiale sudafricano. “Soccer Life” individua una serie di problemi che riguardano la Nazionale e li evidenzia in dieci punti. Sicuramente interessante notare come il dito venga puntato contro il CT che ha lasciato, Carlos Alberto Parreira, anche perché il successore, sempre un brasiliano, Joel Santana, non viene ritenuto all’altezza per guidare i sudafricani ad un appuntamento importante come quello dei Mondiali da giocare in casa. Dito ovviamente puntato anche contro i giocatori e la loro presunta mancanza di patriottismo. Infine interessante notare che la fuga dal pubblico dagli stadi quando giocano i Bafana Bafana venga attribuita al gioco noioso e sterile dalla nazionale, mentre come esempio positivo da imitare viene portata la Russia di Hiddink degli Europei, indicata come squadra che diverte e da spettacolo. Il problema nel rispetto delle tempistiche nella costruzione degli stadi invece è risaputo. Peccato che a questo si aggiungano anche i problemi di una nazionale che, se non fosse il Paese ospitante, non si sarebbe mai qualificata per la prossima rassegna iridata.
3. Piccola segnalazione finale: in Gran Bretagna è tornata da qualche mese nelle edicole la rivista “Back Pass, the retro football magazine”. Questa pubblicazione aveva già avuto breve vita una decina d’anni fa. L’idea ci sembra molto buona e le foto contenute all’interno sono belle, ma i contenuti sono un po’ scarsini e anche l’impaginazione non vale il prezzo di copertina (3 sterline). Vedremo nelle prossime uscite.

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