Sturmtruppen

Oscar Eleni da una capanna di Amblar, Trentino, dove sento imprecare le ombre di amici lontani, come il Grigo, sconvolte da questa nuova puntata sullo sfascio del basket italiano, ma anche divertite dal linguaggio che si usa nel tiro al piccione dove la testa preferita sembra quella del preside(nte) Maifredi. Nel 1976 avevano fatto un film che si chiamava Sturmtruppen: generale ossessionato e maniaco, colonnello gay, sergente demente, soldati che per protestare giravano nudi, un linguaggio demenziale, la storia della guerra e delle guerre mangiata dall’ironia, personaggi capaci di farti ridere mentre si doveva piangere, di obbligarti a piangere quando invece dovevi ridere. Nella capanna, fischiando dietro ai cacciatori, si arriva presto a scoprire che il piccione Maifredi non è tanto diverso da quelli che lo vorrebbero sostituire, ma, si sa, quando arriva la battaglia delle parole basta buttarne un po’ in giro, nelle sale del piacere, che qualcuno scambia come sale di lavoro, anche se capisce benissimo di essere soltanto il braccino armato di uno scontro dove tutti sanno chi è il colpevole, ma dove nessuno accetta la minima autocritica. Tutti conoscono la medicina, nessuno sa, però, dove andare a comperarla perché questa infezione, la grande epidemia, iniziata nel giorno stesso in cui è stato accettato il professionismo, ha contagiato tutti e la malattia si è diffusa al punto da non individuare più i medici appassionati da quelli pietosi che hanno fatto diventare purulente le piaghe del sistema.
Ogni carro una bestia. Basta salirci sopra. Sono andati persino all’assalto delle squadre veterani che vivevano benissimo la loro passione senza sentirsi dire che le cose dovevano diventare molto serie perché in tempi di vacche magre anche quelle medaglie sarebbero andate bene. Povere anime in pena arrampicate sui tetti della casa a spicchi che crollerà nelle prossime elezioni per farci incontrare un nuovo messia come direbbe quel famoso medico cacciato da Sefarad, costretto a guarire anche quelli di altre religioni, perseguitato, ma stimato. Sono giornate calde in attesa che ci si avvicini ad un campionato che sembra tanto lontano, ma questo, per fortuna, obbliga quelli che ancora sono giornali sportivi e non rivendite di gadget, ad occuparsi della cosa, andando ad intervistare quelli che un tempo erano potenti e ora sono soltanto saggi a cui dare una pacca sulle spalle girandosi poi dall’altra parte perché la voce dei padroni arriva da altre contrade.
Meraviglioso ascoltare il lamento di Portnoy-Myers che urla “Voglio più Italia, parlare meno di NBA e imparare a sudare”, al mondo intorno a lui, trentasettenne di sofferto successo che poi farà l’agente, tanto per capirsi. Parole sagge, consigli che dovrebbero essere ascoltati, ma forse il predicatore ha razzolato male se la gente intorno finge di non sentire un campione capace di ricordare ai colleghi in armi che non bisogna perdere l’umiltà. Lui, come tutti, vorrebbe la riduzione degli stranieri, ma intanto le società hanno già provveduto a costruire la porta di casa, andando a prendere anche certi brutti ceffi di cui sentiremo sicuramente parlare nell’inverno freddo, fra lo stupore di chi sapeva, ma fingeva di non ricordare. Saranno 132 gli stranieri del campionato e 76, grazie al milite ignoto dei settori giovanili, gli italiani del campionato. La realtà è questa e per arrivare ad Azzurra scherzi a parte, come si vede, non è facilissimo, essendoci buchi in ruoli chiave che non saranno colmati dal prossimo consiglio federale e che erano già piaga prima della fine di questo secolo come dicevano i grandi saggi o ci vogliono dire che Messina e Tanjevic non avevano già denunciato quello che Gamba andava ripetendo da anni.
Fa piacere girare fra le macerie di Sefarad, diventata teatro per Sturmtruppen, ascoltando il flauto del Bianchini di Sharm che torna al progetto originario di una Lega per club autonoma con tutti giocatori stranieri, che si paga ogni cosa, come dicono gli asceti di casa Italia, mentre la Federazione si organizzerà un campionato con squadre composte da 10 italiani e, se vorranno, pure 2 stranieri come si faceva una volta. Bella idea. Da prendere e servire. Vediamo chi ha questo coraggio. Avanti Prandi, eccoti servito il piatto forte della nuova campagna. Certo si farà una grande fatica a capire perché in questo momento per certi giornali tira più un Pozzecco che torna in C2 con il fratello piuttosto di Azzurra scherzi a parte, ma la verità è che il Poz dice delle cose mentre quegli altri non sanno fare quasi niente per interessare davvero: se vincono bisognerà ammettere che avevano contro dei quasi nessuno, se perdono è perché sono nati nel mondo sbagliato, meglio sarebbe dire nel modo sbagliato, per cui pazienza.
Bella idea quella di Recalcati che ci ha fatto conoscere la dieta per i prossimi anni: fango, fango e ancora fango. Come se non ne avessimo già mangiato abbastanza anche nei giorni in cui l’allenatore della Nazionale era part time e quando è tornato nella casa del padre ci ha fatto soltanto sapere che non c’era nessun vitello da mangiare, che la situazione era brutta-brutta, anche perché aveva trovato gente che pur di non perdere il posto era rimasta con quel Maifredi “crudele” a cui aveva cercato di tagliare le alucce, anche perché lui sa benissimo che tipo di guerra è in atto dentro la piccola isba a strisce, perché conosce tutto della vicenda e potrebbe fare nomi e anche cognomi, tanto da rendere completa l’informazione di chi non ha il coraggio di guardarsi allo specchio prima di urlare che sono soltanto gli altri i colpevoli dello sfascio. Sturmtruppen alle porte della nuova battaglia elettorale, lanzi di Petrucci, lanzi di Maifredi, lanzi di Prandi, lanzi di Crotti, lanzi di corte ghibellina, lanzi di corte guelfa. Una bella fiera dove la ciliegia più succosa è quella offerta dal Bruno Arrigoni che purtroppo parla soltanto dal sito della Pallacanestro Cantù perché nella sua analisi c’è tanta verità, soprattutto quando chiarisce i motivi delle scelte dei piccoli club, costretti a puntare sugli americani che rappresentano “un calmiere economico in un sistema dove non ci sono condizioni legislative e regolamentari che favoriscano investimenti nel reclutamento e nell’addestramento…”. Questa è gente che parla chiaro e che si diverte ascoltando gli strafalcioni delle Sturmtruppen mandate in avanscoperta. Pagelle per passare la nuttata, in attesa di scoprire se davvero Napoli è fuori gioco, se Varese tornerà in A1, se la Nazionale, come dice il suo allenatore, se la caverà, anche se non è una vera Nazionale.
10 A Manu GINOBILI caduto sul campo di Pechino, operato, messo sotto processo dagli Spurs per aver voluto giocare con la sua Nazionale. Noi guardiamo in faccia Belinelli e Bargnani e facciamo un inchino alla loro necessità di riposare e prepararsi bene, domandandoci anche se il lavoro con Azzurra era così scadente da essere considerato soltanto una perdita di tempo. 9 A Carlton MYERS per quello che ha detto, per quello che farà, per questa scrollata al pero che ancora gli offre frutti dorati, per aver detto verità che le associazioni non ascoltano, né quelle dei giocatori, né quelle degli agenti. 8 A Valerio BIANCHINI che pensavamo ancora al sole di Sharm e che invece è tornato lancia in resta per questa battaglia epocale che cambierà davvero la Federazione, il sistema, che farà tornare i pesci nel fiume sacro, anche se l’acqua è molto inquinata, anche se non è sicuro che i nuovi ascolteranno volentieri quelli che pensano e non hanno case di riferimento, tipo un buonissimo sponsor. 7 A Bruno ARRIGONI perché fra i dirigenti di oggi è quello che non nasconde certe verità quando parla dell’egoismo di un sistema, ma anche dei giocatori, dei tecnici, di una dirigenza che ad Occidente predica il verbo e ad Oriente fa scambi levantini. 6 A Gianmarco POZZECCO per averci dato una occasione in più di andare a Trieste dove ci attira certo moltissimo il suo ritorno in campo, ma lasciatecelo confessare, molto di più, e questo lo dovrebbero pensare in tanti, quello che sta facendo Matteo BONICIOLLI in attesa che Boscia TANJEVIC concluda la sua fatica sul Bosforo. 5 A CROSARIOL e GIACHETTI, assenti nella prima fase dei tormenti di Azzurra scherzi a parte, perché se le cose dovessero andare meglio con loro nella squadra allora ci verrebbero altri dubbi su certe scelte, perché, come dice Messina, nell’emergenza, c’era bisogno di tutti, altro che riposo per Galanda. Ad esempio, Carraretto perché è fuori? 4 A Toto BULGHERONI che per l’ennesima volte ha detto no quando gli hanno proposto di correre per la presidenza federale. Vero che ha visto di tutto e di più, vero che spesso la gente saltava sulla tavola e ci pisciava sopra, ma un sacrificio per ciò che hai amato dovrebbe valore più di un birdie. 3 Alla FEDERAZIONE che organizza partite della Nazionale su campi dove ti assicurano tutto meno che di poter respirare. Crimini contro giocatori già scadenti. Aggravanti. 2 A Pau GASOL che non capisce perché Navarro ha deciso di tornarsene a casa. Questo è il vero problema: non capire certe cose e certi limiti. C’è chi può stare seduto a guadare la NBA, c’è chi può illudersi di entrarci dalla porta grande, ma se non ti piace guardare, se non ti senti felice, allora meglio tornare a casa, soprattutto adesso che l’euro vale più del dollaro. 1 A TUTTI NOI che non abbiamo gioito sentendo finalmente parlare Giorgio Buzzavo di una Treviso operaia che farà innamorare. Erano mesi che lo sentivamo soltanto ululare alla luna. 0 A vulcano SABATINI perché con questa idea del museo Virtus a Futurstation, perché con questa decisione di dare in beneficenza l’incasso delle amichevoli precampionato dà l’impressione che gli altri siano fermi, siano barricati nella loro casetta, senza tanta voglia di scuotere un ambiente che ora finge di non accorgersi neppure che a Montegranaro stanno per chiudere quelli del progetto d’oro. In questo modo vince per distacco e non è bello, lascia qualche prima pagina ad iniziative di pari valore. Certo se non ce ne sono….
Oscar Eleni

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