Disfattismo peggio della disfatta

Che i risultati della Nazionale stiano sorprendendo o meno, purtroppo in senso negativo, collocarli all’interno di un discorso sul valore del movimento italiano e degli stessi giocatori italiani non è per nulla semplice. Non ci si può arrabbiare con quelli che stanno rimediando sconfitte indecorose perché è vero che loro sono qui e se per caso fossero davvero più scarsi di bulgari e magiari non sarebbe colpa loro o non solo colpa loro. Però si sta anche un po’ esagerando nel disfattismo perché crediamo che l’Italia in ogni momento possa schierare una squadra in grado di vincere con Ungheria, Bulgaria e Finlandia, in casa e fuori. I tre giocatori di riferimento della Bulgaria sono Ibrahim Jaaber, Filip Videnov e Todor Stojkov. Il secondo era un buon cambio a Rieti quest’anno, il terzo è stato scaricato da Roseto anni fa, Jaaber è buono, forse buonissimo, ma è un giocatore. Questa è la Bulgaria che non possiamo battere. Ci vengono in mente diverse considerazioni.
1)Ci fossero stati Bargnani, Belinelli e Gallinari le vittorie avrebbero coperto le magagne e oggi ci crederemmo più forti di quanto siamo. E’ vero, ma è anche vero che nessuna squadra al mondo può rinunciare facilmente ai suoi migliori tre giocatori (quattro se vogliamo mettere dentro anche Basile). Gli Stati Uniti senza Bryant, Wade e LeBron avrebbero vinto l’oro a Pechino? La Spagna senza Gasol, Calderon e Rudy non perderebbe mai con l’Ungheria e neppure con l’Italia, per onestà, ma non sarebbe la stessa squadra. Nel basket tre giocatori sono tanti, fanno quasi una squadra, nessuno può assorbire tante assenze senza battere ciglio. Il problema è che senza i giocatori NBA abbiamo capito quale abisso li separa, in termini di talento, dal resto del gruppo.
2)Non diamo la colpa allo scarso utilizzo dei giocatori italiani da parte dei club perché quelli che sono in Nazionale, quelli che stanno perdendo in Nazionale, giocano, hanno ruoli importanti anche nei club. La Nazionale e l’utilizzo degli italiani sono due cose che non hanno nulla a che spartire. Al massimo, a lunghissima scadenza, si potrebbe dire che forzando l’utilizzo degli italiani si obbligherebbero i club a lavorare per produrli. Ma molti lo fanno già. I migliori tre settori giovanili crediamo appartengano a Siena, Treviso e Virtus Bologna, quindi tre dei primi sei club di serie A.
3) Siamo stati criticati per aver detto che tre giocatori come Gallinari, Bargnani e Belinelli non li abbiamo mai avuti tutti insieme. Ovviamente bisogna capire il momento storico del basket mondiale, sport globalizzato a ogni livello. Marzorati-Meneghin-Villalta vorremmo averli anche adesso. Questo è sicuro. Ma nel 1984, per dire, una nazionale americana di collegiali, forte (Michael Jordan, Patrick Ewing, Chris Mullin, Sam Perkins, Wayman Tisdale) ma non fortissima (Jon Koncak, Joe Kleine, Jeff Turner, Steve Alford) vinceva le Olimpiadi sotterrando i professionisti di Spagna, Jugoslavia, Italia. Oggi non sarebbe possibile. Insomma il basket è cambiato e dentro questo basket la realtà è che nelle ultime tre edizioni del draft nessun giocatore europeo è stato scelto prima dei nostri. Nel 2007 Belinelli è stato chiamato prima di Rudy Fernandez, di un anno più anziano (non consideriamo Joakim Noah che cestisticamente va considerato americano). Questo intendevamo dire.
4)Restiamo però dell’idea che anche con quello che passa il convento, come si è letto tante volte in tante disamine, questa Nazionale senza i giocatori NBA dovrebbe fare un po’ meglio di così. Non dimentichiamo che al termine del girone di andata è ultima nel proprio girone e se i conti si facessero oggi non parteciperebbe neppure al ripescaggio, anzi retrocederebbe nella seconda divisione del basket europeo. Questo è il valore di Mordente, Bulleri, Soragna, Mancinelli?
5)La cosa che ci angoscia è la totale mancanza di autocritica. I giocatori da qualche tempo sono soprattutto dei sindacalisti. Ma se c’è un momento in cui rivendicare spazi sembra anacronistico è questo. L’allenatore degli azzurri Carlo Recalcati, al quale è giusto dare eterni meriti per averci regalato probabilmente la più grande impresa nella storia della nazionale ad Atene 2004 (e il bronzo in Svezia per importanza ed emozione vale quasi quanto gli ori europei di Nantes 1983 e Parigi 1999), parla delle colpe del sistema, mentre il presidente federale Maifredi mette in discussione proprio Recalcati e lo fa apertamente alla vigilia delle elezioni: un argomento così sportivamente squallido che non merita altre riflessioni. Diciamo pure che con un quadriennio di fallimenti (incluse le nazionali giovanili) alle spalle, le dimissioni di Maifredi sono il minimo che ci si possa aspettare ma sarebbe bello se Recalcati, dopo avere spietatamente messo a nudo le problematiche che non dipendono da lui, spiegasse se questa Nazionale davvero vale meno della Bulgaria, se davvero può perdere in Ungheria e rischiare in casa con la Finlandia pur essendo allenata molto bene. Perché questo invece dipende da lui. Infine anche un giocatore che si faccia carico delle responsabilità della categoria non guasterebbe. Qualcuno che dica: noi ce la stiamo mettendo tutta e le rivendicazioni di categoria sono per evitare che in futuro ci siano altre nazionali come questa, ma sul piano del rendimento possiamo fare di più e di meglio. Perché tutto sommato anche questa storia di doverli ringraziare solo perché giocano non ci convince fino in fondo.
6)Proteggere i giocatori che sono in Nazionale oggi è un modo per attaccare quelli che hanno detto di no alla convocazione o che hanno dovuto farlo ovvero Bargnani e Belinelli, visto che Gallinari è infortunato. Ma anche questa situazione è spia del basket moderno: sulla disponibilità dei giocatori NBA non si può mai fare affidamento. Inutile chiedere delle azioni di forza. L’unico giocatore che abbia veramente litigato con il proprio club per andare in nazionale è stato Jorge Garbajosa e i fatti hanno dimostrato che aveva ragione Toronto a ritenere che non dovesse fare gli Europei del 2007. Ma Garba sapeva di avere un’occasione memorabile, gli Europei in casa e subito dopo le Olimpiadi con la Spagna più forte di sempre. Qui stiamo parlando di qualificazione europee. Uno come Bargnani può anche pensare che se la Nazionale italiana non è in grado di battere l’Ungheria anche senza di lui allora è inutile stare a parlare di ambizioni. La realtà è che puoi importi e andare in nazionale più o meno quando vuoi se sei un giocatore affermato. Se sei un giocatore “borderline” come Belinelli devi fare quello che ti dicono. Se sei uno che viene da una stagione negativa dopo aver giocato proprio in nazionale, e guarda caso giochi proprio a Toronto, può capitare che ti dicano di pensare a chi ti paga 4 milioni di dollari all’anno. Questa è la realtà: dare la colpa agli assenti è comodo ma è anche il miglior modo per convincerli a stare a casa anche la prossima volta. E noi non possiamo permettercelo, anzi dobbiamo convivere con questa realtà. Criticarla in modo distruttivo non porterà mai a nulla.

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