Come la Premier di Vialli

1. IL campionato italiano come la NASL Statunitense? Diciamo un po’ eccessivo. La Serie A paragonabile a Premier League e Liga Spagnola? Al momento forse un po’ lontano dalle realtà. Ha destato molto scalpore l’articolo pubblicato dal quotidiano inglese Times che, secondo alcuni avrebbe paragonato la Serie A ad un cimitero di elefanti. L’articolo per la verità non era proprio in questi termini, ma il giornalista inglese notava che la Serie A si trova in una situazione simile alla Premier di una decina di anni fa, quella che reclutava un Vialli a fine carriera, un Ravanelli a mezzo servizio (anche se esordì in Premier con una tripletta al Liverpool) e poi Padovano, Lombardo, Carbone e via dicendo. In questi termini l’articolo, secondo il nostro modesto parere, è abbastanza centrato. Facciamo qualche esempio: Ronaldinho domenica ha fatto una gran partita, ma non si può negare che sia arrivato a Milano non all’apice della sua carriera. I casi di Shevchenko e Senderos sono forse ancora più emblematici al riguardo, con lo svizzero arrivato al Milan perché non riusciva a trovare posto nella retroguardia dell’Arsenal (scelta che era stata fatta anche da Ivanovic, panchinaro a vita nel Chelsea). Dopo il Trofeo Berlusconi, dai microfoni di Sky, Boban faceva notare come sia cambiato il modo di operare del Milan nel corso degli anni. Ora si prendono giocatori che gli altri non vogliono più, oppure quelli che non trovano spazio in prima squadra. D’altra parte Galliani non può dire che il nostro regime fiscale ci penalizza nell’acquisto di giocatori rispetto a spagnoli e inglesi (discorso trito e ritrito) e poi nella conferenza stampa precampionato criticare il giornalista britannico che ha fatto il tanto infamante articolo. O l’uno o l’altro, se ora hanno più soldi evidentemente si possono permettere un campionato migliore.
2. La scorsa settimana il Guerin Sportivo pubblicava la presentazione di alcuni stranieri arrivati in Italia quest’estate. Leggendo gli articoli apparivano i nomi di: Cardacio e Viudez (Milan), Basta (Udinese), Coelho (Bologna), Polenta (Genoa), Saumel (Torino), Baptista e Menez (Roma), diciamo quindi forse non proprio il meglio d’Europa. I vari Cristiano Ronaldo, Rooney, Van Nistelrooy, Tevez, Modric, non giocano da noi. E quando un giocatore di medio livello come Klasnic decide di lasciare il Werder Brema, preferisce la neopromossa francese Nantes al Torino. Il fatto è che quando una critica ci viene rivolta dall’estero, parte della stampa e anche molti tifosi si sentono attaccati personalmente. Un po’ come quando è successo che noi italiani potevamo criticare la vergogna di Napoli ma se lo faceva la CNN o il Guardian “è meglio che quella gente si guardi dai problemi di casa loro, perché comunque l’Italia è bellissima”. In fondo siamo sempre il Paese dove si mangia meglio no?
3. Abbiamo fatto prima riferimento al Guerin Sportivo. Come appassionati di calcio internazionale questo settimanale ha avuto una parte fondamentale nell’accendere la nostra passione per il calcio estero. Leggendolo, come al solito, anche nel periodo estivo, abbiamo notato che il Guerino ha mantenuto una splendida tradizione. Quella cioè di pubblicare “I campionati degli altri”, una presentazione dei tornei di Inghilterra, Spagna, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Portogallo. Una tradizione che ha ritmato anche le nostre estati degli ultimi trent’anni. Sì, perché infatti oggi i campionati presentati sono i principali, quelli che ormai settimanalmente mostrano anche le varie tv. Fino a una quindicina d’anni fa non era così, però. Infatti il Guerino iniziava con le presentazioni del campionato svizzero e di quello austriaco e noi sapevamo di essere ancora a metà luglio, in piena estate, le vacanze al mare dovevano ancora iniziare, ma da quella parti si partiva già con una nuova stagione calcistica. Si proseguiva poi con la presentazione del torneo belga, di quello francese, della Germania dell’Est (che iniziava sempre un po’ prima dei cugini dell’Ovest) e di quello olandese. Lì sapevamo invece che ormai era arrivato agosto, di solito si partiva per il mare e la montagna, in compagnia di quella rivista che in quelle presentazioni ci faceva vedere anche i colori delle divise di quei campionati, e così ci appassionavamo di più all’Eintracht Francoforte rispetto al Borussia Moenchengladbach o all’Anderlecht rispetto all’Anversa, proprio magari per i colori di quelle magliette disegnate splendidamente sul Guerino. Con la metà di agosto si iniziava a fare sul serio. Era arrivato il momento della First Division inglese (si chiamava così l’attuale Premier League) e della Bundesliga tedesca. A questi campionati veniva dedicato ovviamente maggior spazio rispetto ai precedenti, anche se nello stesso periodo di solito un paio di paginette non venivano rifiutate neanche al campionato scozzese, all’epoca non ancora monopolizzato dal duopolio Rangers-Celtic. Con la presentazione della Liga arrivavamo ormai a settembre, tempo di riprendere libri e cartella e tornare sui banchi di scuola e quando addirittura anche i campionati greco e turco, quello albanese e quello cipriota venivano presentati, sapevamo che era già tempo di compiti in classe, visto che ormai eravamo a metà settembre. Da sottolineare che vi era anche un intermezzo invernale, quando a fine marzo/inizio aprile, potevamo curiosare ciò che accadeva nelle lontanissime Unione Sovietica, Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e addirittura Far Oer, tutti tornei che si giocavano (e ancor oggi si giocano, a parte quello danese) durante un solo anno solare. Bei tempi e complimenti al Guerino per aver, almeno parzialmente, mantenuto questa tradizione.
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