Toccato lo Zenit

SAN PIETROBURGO – Una città in fermento. Da qualche anno San Pietroburgo è come in preda ad un’interminabile scarica di adrenalina. La seconda metropoli russa per dimensioni si sta scrollando di dosso il grigiore di quasi un secolo trascorso all’ombra di Mosca. Una rinascita artistica, sociale ed economica che ha riportato l’ormai lontana Leningrado al centro sia politico – Putin e Medvedev sono nati qui – che certamente economico e culturale, non solo del proprio Paese. Alle spalle del celebre albergo Pribaltyskaya sul Mar Baltico, un palazzone grigio in stile sovietico costruito per accogliere gli ospiti stranieri dell’epoca, fino a pochi anni fa c’era solo desolazione. Oggi l’hotel, ristrutturato, oltre a venir utilizzato da diverse avversarie dello Zenit per il ritiro pre gara, è circondato da un moderno parco acquatico, da bar e localini sul mare in cui decine di ragazzi praticano il kitesurf. Per non parlare dei tanti edifici storici tornati al massimo splendore, delle nuove infrastrutture, del sempre crescente numero auto di lusso rispetto alle comunque inossidabili Zhigulì.
In questo revival s’inserisce perfettamente il boom dello Zenit, squadra improvvisamente assurta al ruolo di icona della rinascita della città. I blu-bianco-azzurri stanno vivendo in questi mesi il periodo più felice della loro storia. Campioni di Russia, vincitori della supercoppa nazionale e soprattutto della Coppa UEFA. Il tutto nel giro di due anni. Vedere la compagine dell’antica capitale della russa zarista trasformarsi in club leader del calcio russo, smettendo finalmente i panni di un pressoché eterno ruolo comparsa per indossare quello di prim’attrice sia in patria che soprattutto in Europa, ha acceso entusiasmi mai registrati in passato. L’ascesa dello Zenit è stata entusiasmante quanto ammirare una delle tante opere d’arte esposte all’Ermitage. Perdonateci la metafora: un quadro, quello del team capitanato da Tymoschuk, costato finora quasi 70 milioni di milioni di euro, in cui cornice, tela e pittura sono stati finanziati dalla Gazprom, proprietaria della squadra.
Per trasformare l’affresco in capolavoro è stata però fondamentale l’abilità dell’artista. Così la pensano i supporter dello Zenit che sembra non abbiano dubbi su chi sia il massimo artefice dei successi della loro squadra del cuore: “Senza Advocaat tutto questo non sarebbe mai potuto accadere” è un refrain che, pur forse sottovalutando il ruolo della compagnia colosso del gas mondiale, sottolinea quanto l’olandese sia risultato essere l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Anzi, più che un uomo, un supereroe. Proprio così, nei panni di un invincibile eroe dei fumetti, l'”Advocaat vittorioso”, viene raffigurato in centinaia di manifesti di tutte le dimensioni che tappezzano San Pietroburgo da alcuni mesi. Imponente, dal possente fisico che ricorda quello di superman, indossa un mantello e un costume azzurro simile a quello di batman, con uno sguardo determinato che sembra guardar lontano, pronto a nuove sfide. Mentre la sua “Prima autobiografia completa” (in cirillico) va a ruba nelle librerie lungo la Prospettiva Nevsky e negli oltre venti punti vendita ufficiali del merchandising dello Zenit, proprio come l’Advocaat-supereroe allo Zenit si guarda avanti, spostando l’asticella più in alto, desiderosi di affrontare sfide sempre più stimolanti.
Pressoché archiviato il campionato 2008 – Rubin e Dinamo sono ormai irraggiungibili – anche a causa dei tanti impegni continentali e internazionali che hanno influito sulla forma di alcuni titolari, oltre, ad onor del vero, ad alcune amnesie difensive costate più di qualche punto in classifica come nel recentissimo clamoroso 1-3 subito in casa dallo Shinnik, per Advocaat e i suoi uomini l’obiettivo dichiarato è arrivare al meglio alle prossime prove sui più affascinanti palcoscenici continentali. A Monaco venerdì sera si gioca una partita più importante certamente per lo Zenit che il Manchester United. Vincere per Arshavin – piuttosto abulico nelle ultime gare, presumibilmente troppo distratto dalle sirene del mercato – e compagni potrebbe significare più che una consacrazione.
Pensando al futuro la Gazprom, in accordo con la governatrice cittadina Valentina Matviyenko, oltre a progettare una propria fantascientifica City lungo il fiume Neva, sta finanziando la costruzione di un modernissimo impianto a forma di navicella spaziale per circa 60mila posti a sedere sul sito dello storico stadio Kirov (attualmente la squadra gioca al Petrovsky, con una capienza di ventiduemila unità) investendo circa 6,5 miliardi di rubli, ovvero poco meno di duecento milioni di Euro. Il “Piccolo Generale” dell’Aja pensa invece al presente e così ha bussato alla porta della più grande azienda russa chiedendo rinforzi in vista della Champions League. Forse potrebbe essere anche su questo tavolo che si giocherà il futuro e le possibili scelte professionali del tecnico, ancor più che sul prato verde del Louis II. Stadio in cui, se la squadra titolare ritroverà la miglior condizione e potrà contare sul recupero di qualche titolare infortunato come Anyukov e Pogrebnyak, col suo micidiale 4-3-3 potrebbe far vivere già da subitoun’altra notte indimenticabile ad una città che lo adora.
Paolo Sacchi, da San Pietroburgo
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