Ripartiamo da ventesimi

Lo sport più importante della manifestazione sportiva più importante, cioé l’atletica olimpica, ha detto che l’Italia ha toccato uno dei punti più bassi della sua storia sia nelle specialità con un mercato, quindi tutte quelle della corsa, che in quelle bisognose di sostegni statali o di altra natura, cioé tutti i lanci e di fatto tolto qualche personaggio anche i salti. Gloriosa eccezione la marcia, dove però dietro ad un fenomeno e a due campioni si intravede molto poco: facciamocela bastare, in ogni caso. Bolt non si costruisce, ma una staffetta che non cambi fuori settore sì. Bekele non si inventa, ma tre ragazzi in grado di correre sui tempi italiani di venti anni fa di sicuro si possono programmare anche senza i soliti discorsi sul reclutamento, il calcio che ruba i talenti, i giovani che non amano la fatica, eccetera. Prendiamo l’amato mezzofondo, dieci gare fra uomini e donne con soli cinque iscritti su trenta posti teoricamente disponibili. Sui suoi picchi massimi Christian Obrist, che nella semifinale dei 1500 ha tirato fuori la gara della vita reagendo con facilità a ben tre cambi di ritmo chiudendo quarto dietro a Kiprop, Iguider ed Higuero: in finale gli era rimasto poco, ma la sua Olimpiade è stata memorabile. Stesso discorso, con maggiori prospettive di miglioramento cronometrico, per Elena Romagnolo nelle siepi: record italiano con 9’27”48 in batteria e anche lei un po’ scarica in finale. In chiave europea sembrano maggiori le prospettive di Obrist (il solito ‘giovane’ italiano di 28 anni…) mentre la Romagnolo è chiusa dalle russe, ma a livello mondiale il massimo risultato possibile è stato ottenuto. A poco dalla finale la Cusma negli 800, eliminati senza discussioni Villani nelle siepi e la Weissteiner nei 5mila. L’atletica italiana riparte da un illusorio quattrdicesimo posto nel medagliere e da un più realistico ventesimo nei piazzamenti (classifica fatta contando quelli dal primo all’ottavo posto): di peggio avevamo fatto solo a Monaco 1972, ma lì almeno ci furono il bronzo di Mennea nei 200 dietro a Valeri Borzov e Larry Black, quello di Paola Pigni nei 1500 e la prima grande gara della Simeoni: sesta in una gara vinta da una Ulrike Meyfarth sedicenne (Sara aveva ed ha tre anni di più), con cui dodici anni dopo a Los Angeles avrebbe dato vita ad un’epica sfida. Altri tempi, noi in questa rubrica parleremo di quelli attuali concentrandoci sul cuore dell’atletica. Avete capito, il mezzofondo.
Stefano Olivari

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