Se potesse parlare Mutu

E’ complicato scrivere dei pezzi elogiativi su questo sito. Lo fa solo il direttore, quando senza alcuna ragione si esalta per le nazionali e altri enti statali simili. I lettori pare che non gradiscano molto i commenti positivi, ma vanno capiti: i quotidiani provocano l’orticaria con il buonismo di bassa leva e almeno qui da noi cercano dell’altro. Purtroppo ogni tanto abbiamo dei sentimenti, dei veri sentimenti che ci spingono a difendere, o per lo meno parlare bene di qualcuno. Promettiamo di non toccare più l’argomento Chivu, visto che in tanti danno per scontato che noi si debba spargere sangue e basta. Adesso proviamo a difendere uno che nella sua vita ne ha combinate di cotte e di crude, pagando però sempre in prima persona. Si tratta di Adi Mutu, uno che se si chiamasse Mutulinho varebbe sui 50 milioni. Sfiga (sua) vuole che sia nato a Pitesti e non a Rio.
I fatti sono noti. La FIFA ha deciso che deve pagare al Chelsea 17 milioni, ma non si capisce bene perché. Forse perchè non si è opposto quando veniva licenziato dai Blues, chissà. Scherzi a parte, la FIFA, nota solo per l’arricchirsi alle spalle dei calciatori pagati esclusivamente dai club e obbligati poi a presentarsi con le nazionali, sta per creare un pericoloso precedente. Tradotto, sarebbe questo: io club voglio disfarmi di un calciatore, il quale intende rimanere comunque forte di un contratto (accade nella grandi squadre dove gli stipendi sono altissimi, soprattutto per via della parte pagata in nero). Così lo ricatto e trovare un motivo valido é un gioco da ragazzi: la cocaina (tutte le società fanno dei test, mica solo il Chelsea), le notti in discoteca, le orgie con i travestiti, le donne fuori dal matrimonio. Non vuoi andartene? Benissimo, mando ai giornali il materiale, così ti sputtano e poi ti mando via comunque per comportamento irresponsabile e danno d’immagine. Peraltro qualcuno già lo fa, prevalentemente in una città, mandando false informazioni sui calciatori che si vogliono cedere o considerare responsabili per le stagioni prive di successi. Ascoltare certe radio per credere.
Il rumeno, scoperto positivo alla cocaina é stato (forse) giustamente licenziato e poi squalificato (o viceversa, poco importa). Il club non ha fatto nulla per difenderlo, e badate bene che si trattava di un controllo interno, non di un sorteggio a fine gara. Immaginiamo che il Chelsea abbia chiesto il risarcimento alla FIFA per un danno d’immagine, come se Adrian avesse sniffato negli spogliatoi, dando la sensazione di un club con la disciplina allegra. Risarcimento chiesto anche per un mancato introito dalla eventuale cessione del giocatore. Il problema é però un altro: Mutu ha perso il lavoro, poi i contratti pubblicitari e fin qui possiamo dire che ha sbagliato ed é giusto che paghi (amici comuni ci hanno confidato il nome della donna che lo ha iniziato alla droga, lavora in Italia pur essendo straniera, si tratta di una famosa showgirl, pur non capendo noi cosa significhi il termine). Ma poi no, il Chelsea non ha più ragione. Perché poteva tenerselo, aspettare la fine della stagione e poi reintegrarlo. Il valore del giocatore sarebbe rimasto lo stesso, come si é poi dimostrato con la maglia della Juve e della Fiorentina. I Blues non lo hanno difeso, anzi, lo hanno rovinato mettendo in piedi uno scandalo gigantesco. Di sicuro la differenza l’ha fatta la potenza della stampa britannica, in Italia sarebbero state due righe e basta, largo ai titoli del tipo “Felicità Sissoko” e “Napoli meravigliao”. Mutu ha perso tutto, in quel periodo: un contratto favoloso, sponsor, ora ci pare assurdo che debba pagare quello che non ha guadagnato con il Chelsea. Il club non ha potuto incassare per un potenziale trasferimento, ma ha risparmiato per l’ingaggio, per non dire del fatto che Mutu era diventata l’ultima delle riserve con l’arrivo di Mourinho. Com’é possibile che la FIFA abbia dato ragione alla società?
Fin qui il discorso legato al processo, che andrà avanti per le lunghe e che, speriamo, si concluderà con Mutu non obbligato a sborsare la somma al Chelsea. Ora proviamo a farvi un quadro della sua vita a tratti infernale, non sempre per colpa sua. Certo la corte dei miracoli l’ha voluta lui, di adulatori e cialtroni rufiani é pieno il mondo e fanno comodo quando vuoi sentirti un Dio (purtroppo ci sono passati in tanti). Di molti non riesce a liberarsi, di altri non vuole. Fatto sta che nessuno lo ha aiutato, come da copione sono spariti tutti una volta iniziati i guai. Amici zero, il procuratore lo ha scaricato considerandolo il peggio del peggio, accusandolo perfino di dovergli dei soldi, dimenticandosi però di dire alcune cosette. Per esempio di spiegare come chiamasse Adi la sera proponendogli uscite con ragazze ucraine, due presunte creatrici di moda in cerca di sponsor. Piccola aggiunta, a quei tempi Mutu era sposato con la sua prima moglie, Alexandra Dinu; che razza di procuratore si comporta così? Se uno non trova aiuto nel suo manager, a 24 anni a chi ti appoggi? Per non dire di come gli vendesse le sue case e le sue varie macchine. Spariti pure quelli che l’avevano convinto ad acquistare uno yacht; badate bene, Mutu viveva fra Londra, Milano e Bucarest, dove il mare non c’é, o forse ci sbagliamo. Potremmo continuare all’infinito.
Lui, da solo, poi con l’aiuto della seconda moglie Consuelo, si é ripreso, diventando un fuoriclasse pazzesco. Oggi Pato e Ronaldinho fanno insieme mezzo Mutu, al di là del battaglione giornalistico (si fa per dire) che ingigantisce le loro imprese. Ora la situazione si ripete: apparsi i guai via tutti, adulatori e cortigiani, a parte uno, Cristi Borcea, un dirigente del Dinamo che per essere un semplice dirigente si é arricchito troppo in fretta, ma questo é un altro discorso. Ebbene, Borcea ha aperto un conto corrente per aiutare Adrian. Un’esagerazione, certo, mica si può pensare che la gente andrà a mettere 10 euro a testa per risolvere i problemi che un calciatore si é causato da solo, ma il gesto rimane. Sia chiaro, il ragazzo non ha un carattere facile, il che non giustifica i modi con cui è stato trattato. Si dice spesso che i calciatori siano dei montati: a conoscere chi li disturba dalla mattina alla sera possiamo assicurarvi che sono dei santi. In ordine sparso, sempre su Mutu. Prima dell’inizio degli Europei, nel ritiro svizzero di San Gallo, gli è accaduto di tutto: la morte della nonna, le trattative con la Roma, le richieste da parte del Chelsea. Un giornalista rumeno, che forse avrebbe dovuto fare il comico, sbrodolava in una trasmissione tv: “Secondo me Adrian non é pronto per gli Europei, pare nervoso”. Ma bravo, che astuzia, che intuizione; come avrebbe dovuto sentirsi uno che aveva sulle spalle una nazionale intera e per di più incassaca una notizia brutta al giorno? Sbagliato il rigore contro l’Italia, apriti cielo: “Non ci siamo qualificati per colpa tua”, era il coro unanime della stampa, la stessa che anni addietro lo corteggiava chiedendo anche soldi per i pezzi scritti. Lo hanno massacrato, senza tener conto che era lui che doveva crossare e poi correre a colpire di testa, tanta era la pochezza della nazionale rumena, Chivu escluso. Gliene hanno dette di ogni genere, anche di essere andato in Florida, a fine maggio, per assistere la moglie che stava partorendo. La situazione era diventata peggio che ai tempi dei test antidroga, quando simpaticamente Adrian vedeva titoli cubitali del tipo “Sei un drogato”, “Licenziato e drogato” e via di questo passo. Ma in Romania la stampa è questa, l’eccesso opposto rispetto alla camomilla italiana.
Poi però, appena tornato in auge con la maglia della Juve ad Adrian ha cominciato di nuovo a squillare il telefono. Gli stessi che lo insultavano e che erano spariti. “Grande Adrian”, “Sei un Fenomeno”. Ma andate in quel paese. Adesso che si trova in difficoltà non esiste uno che mandi un messaggio di incoraggiamento, una che scriva un articolo in positivo. In privato é anche peggio, seppur in Romania non esista alcuna differenza fra le parole sui giornali e quelle dette al bar. Qualche giorno addietro un editorialista, uno dei tanti tuttologi di un quotidiano, lo chiamò e mentre il telefono squillava ci disse: “Vediamo se questo idiota risponde, così vado a Firenze a sentire le sue stronzate”. Guarda caso Adrian non ha risposto. Lo stesso é accaduto a San Siro, dopo Inter-Fiorentina. Dicevano di lui peste e corna, ovviamente dopo che aveva rifiutato loro delle interviste. Insomma l’abbiamo fatta un po’ lunga, ci scusiamo per lo sfogo. Era per fare un quadro del mondo del calcio e dintorni. Per la verità ci stupiamo che Adrian vada ancora in nazionale. Nato in provincia, ha ancora quel senso di appartenenza al paese e ci tiene a far felice la gente semplice, che si fa centinaia di chilometri per vederlo. Ha in mente un ritratto un po’ buonista della situazione, perché secondo noi la Romania é un paese che non si merita uno come lui. Firenze invece si. Sarà un caso, ma Adrian dà il meglio di se stesso soltanto con la maglia dei viola. L’inchino verso il pubblico, dopo un gol, é il ringraziamento per un amore che nel suo paese trova solo quando segna e quando si ha bisogno di lui. A Firenze ha trovato l’amore invece vero. Un consiglio: Adrian, abbandona la nazionale. Avrai solo da guadagnarci, al di là dell’infortunio di poche ore fa che è stato casuale (una rovesciata in allenamento). Quanto alla sentenza della FIFA, ha messo nelle mani delle società un’arma di ricatto clamorosa.
Dominique Antognoni
dominiqueantognoni@yahoo.it

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