Orgoglio contro brutte facce


Meravigliose le facce federali ma non solo (il ‘tifo’ azzurro di Matarrese merita una segnalazione alla galleria degli orrori) dopo l’impresa azzurra a Zurigo, resa possibile da un’Olanda con tendenze suicide, una Romania che aveva dato tutto cinque giorni fa ed un atteggiamento tattico convincente proprio nella serata in cui Donadoni ha abiurato il suo credo principale: quello dei due attacanti esterni o, in alternativa, dei due centrocampisti capaci di andare sul fondo. Se Lippi può ancora attendere, così come le tante sue vedove in Figc, il merito è quindi di un gruppo che in gran parte ha contribuito lui stesso a creare e che nemmeno scelte psicologicamente discutibili del c.t. (buona ultima la sostituzione di Pirlo, che era in serata e di sicuro non avrebbe giocato per squalifica il quarto con la Spagna) sono riuscite a scalfire. Un gruppo che in assenza di forma ha tirato fuori dal cilindro i soliti nemici esterni, anche se risultavano più evidenti quelli interni. A Domenech non è riuscita la fusione fredda fra i resti di una squadra pazzesca (ieri Thuram e Viera delusi e fieri in panchina, mentre Henry e Makelele hanno dato tutto di quel poco che hanno ormai in corpo) ed i fenomeni di domani, da Benzema a Nasri (parlando dei convocati, forse con un po’ di coraggio avrebbe potuto tirare dentro anche Ben Arfa e Menez), con una classe media che si è lasciata trascinare verso il basso e l’unico vero campione dell’oggi, Ribery, uscito per infortunio dopo dieci minuti. Con o senza l’adesso sbeffeggiato (da chi è pronto a diventare zerbino per i piedi di un Capello qualunque) e deriso Domenech, che con l’Italia forse avrebbe potuto rischiare Vieira ed essere più creativo con Nasri (vittima di una sostituzione alla Sacchi, dopo l’espulsione di Abidal), la Francia ha comunque un buon futuro. Il presente però dice ancora Italia, nonostante l’inno inferiore (ed i dementi che hanno fischiato la Marsigliese), un’età media abbattuta solo da infortuni e prestazioni imbarazzanti, un allenatore nel mirino di tutti e soprattutto nessun attaccante toccato dal fuoco schillaciano del gol.

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