I capelli grassi di Piturca

ZURIGO – Dopo tre giorni a Zurigo si ha solo l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda l’inizio del nostro racconto. Proviamo a darci un tono e in due righe diciamo come l’Italia é stata a dir poco disastrosa contro una Romania che ha giocato in nove per 45 minuti, visto che Dica é il calciatore più inutile della storia (i tifosi rumeni lo hanno massacrato dal primo all’ultimo secondo, roba che al confronto Del Piero riscuote unanimità di consensi), mentre Nicolita non ha vinto un duello che fosse uno. Se non si riesce a vincere e neppure a dominare contro una nazionale formata da giocatori che fanno parte di squadre come Steaua (un punto in Champions), CSKA Sofia e Auxerre, allora tanto vale tornare a casa. Molle, senza ritmo, senza idee, senza schemi, a terra fisicamente: guardavamo la gara e stentavamo a crederci. Fin qui l’analisi o presunta tale, dubitiamo che sia diversa da quella di chi ha visto la partita in tivù.
Comunque per gli amanti del calcio ci sono belle notizie: nella super boutique targata Tod’s di Bahnoff Gasse, una specie di Via Montenapoleone dieci volte più lunga e larga, abbiamo visto l’articolo più demenziale della storia: un pallone di pelle color beige, quasi panna. Prezzo? 1.600 franchi, ovvero 1.000 euro. Chi lo comprerà mai? Neanche a Forte dei Marmi, nei giardini dei ricchi si potrebbe ipotizzare una partitella con un pallone del genere. A proposito di Forte. Molti degli italiani presenti alla partita ci sembravano fuori luogo. Visto che pioveva al mare hanno deciso di passare il weekend a Zurigo, questa l’impressione. Nel nostro albergo (Eden au Lac, cinque stelle, tanto poi paga il direttore della Settimana Sportiva con la vagonata di soldi vinti alle scommesse) é arrivata, verso le tre del pomeriggio, la classica famiglia benestante milanese. Macchinone stracarico di roba, manco avessero fatto il trasloco. Il papà presumibilmente imprenditore, la moglie che (si accettano scommesse) non ha mai lavato un piatto in vita sua e ha solo il merito di aver partorito i due pupi, il giovane impacciato ma con comiche tendenze di emancipazione e la figlia con il classico taglio di capelli a spaghetto e borsettina di Louis Vuitton. Fin qui nulla di grave, ma sentite la madre: ha detto, testuali parole, alla reception: “Noi andiamo alla partita. Però verso le 20,30 vogliamo cenare qui, perché a noi il casino dello stadio non piace e neanche la gente che ci sarà in giro dopo”. Fantastico: ma allora perchè siete venuti? Per non dire che dallo stadio all’albergo si doveva impiegare quasi un’ora. Abbiamo avuto la netta sensazione che molti degli italiani presenti siano venuti svogliati e quando incitavano la squadra parevano recitare una parte.
Noi, come si sa, a differenza del nostro direttore, non capiamo il tifo per le nazionali, non ci esaltiamo per l’ipocrisia delle stesse, ma se uno viene almeno che venga entusiasta. Detto questo, Zurigo é di gran lunga la città dove vorremmo vivere. Silenzio assoluto, pulizia impeccabile, disciplina maiuscola, gente che lavora a mille, quartieri tirati a lucido, con bar e ristoranti in numero illimitato, tutti al massimo del loro livello. Non abbiamo visto donne con gli zigomi rifatti (a parte le italiane) e cose tipo centri sociali, gay pride e manifestazioni di strada pur essendoci (con nomi diversi, ovviamente) hanno socialmente il loro giusto peso. Cioé nessuno.
Chiudiamo con una notizia letta sulla Gazzetta. Piturca, l’allenatore rumeno, non avrebbe creduto alla possibilità di qualificarsi tanto da prendere con sé soltanto il minimo indispensabile. Secondo la Rosea sarebbe entrato in un supermercato acquistando due confezioni di shampoo (per i capelli grassi, sta scritto, perché le notizie devono essere precise) e due confezioni di dentifricio (qui invece il cronista non ha aggiunto alcunchè, speriamo non venga sgridato in redazione). Scusate, ma quanto intende rimanere ancora, Piturca? Anche se si lavasse ogni dieci minuti le due confezioni basterebbero fino all’autunno. La concorrenza non é da meno e titola: Juve, il piano segreto per arrivare a Stankovic. Quale segreto ci vorrà mai per portare un giocatore da Milano a Torino, un giocatore peraltro diventato sgradito a Moratti? Comunque anche l’ultimo degli scarsi dell’Europeo dopo un gol con lo stinco può diventare uomo-mercato per l’Italia: l’importante è che finisca (anche per finta, tanto non stiamo parlando di giornalismo) in quelle quattro squadre.

Dominique Antognoni, da Zurigo
dominiqueantognoni@yahoo.it

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