Uno sport per veri uomini


Invece di far nascere una discussione interessante, le frasi di Luciano Moggi sugli omosessuali nel calcio hanno scatenato il solito referendum pro o contro la persona Moggi. Ma nel mondo dei sondaggi instant, così seriosetti che nemmeno sfiorano il sublime trash del Biscardi antico (quando credevamo che almeno la supermoviola non fosse taroccata), in attesa del prossimo colpo di mercato, magari Lampard che si stanca dell’orribile Londra e della noiosa Champions, non si poteva pretendere molto di più. L’editorialista ex direttore generale della Juventus, in un’intervista all’inspiegabile Klaus Davi, ha solo ribadito l’ovvio: nella maggior parte degli ambienti di lavoro italiani, nell’anno 2008, essere omosessuale fa andare incontro a molte grane: ”Non so se i calciatori siano contrari ai gay in squadra, io sicuramente lo sono. Posso tranquillamente affermare che, nelle società dove sono stato, non ne ho mai avuti, mai. Non avrei mai voluto un giocatore omosessuale. E anche oggi non lo prenderei. Supposto che dovessi sbagliare e ne scoprissi uno, farebbe prima ad andare che a venire. Sono un po’ all’antica, ma conosco l’ambiente del calcio e, al suo interno, non può vivere uno che è gay. Un omosessuale non può fare il mestiere del calciatore. Nel calcio non ci sono gay, nè tra i calciatori, nè tra i dirigenti. Non è razzismo, è un fatto di ambiente. Il calcio è un ambiente particolare, si sta nudi negli spogliatoi…”. Onesto il ragionamento pratico, consapevolmente bugiarda la statistica. Senza andare nella preistoria, in alcune annate della Juventus moggiana la rosa ha potuto contare sull’apporto di almeno tre calciatori omosessuali (a scanso di equivoci, nessuno nei commenti faccia allusioni: saranno censurate), in linea con quanto sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e cioé che circa il 10 per cento della popolazione mondiale non è eterosessuale. Quanto ai dirigenti, sarebbe facile ricordare un grandissimo uomo mercato, per certi versi più abile di Moggi. E gli allenatori? Uno dei più grandi della storia bianconera dimostra che il calcio non ha sesso, anche se schiere di psicanalisti più o meno dilettanti vedrebbero simbologie falliche anche nei Lego. Non è quindi interessante il ‘chi è’, del resto giornalisticamente reso illegale da una sentenza, ma il perché del rimanere sottotraccia. Inutili i moralismi anticalcio, provate a dichiararvi omosessuali in un un qualsiasi ufficio, ma fastidiosa anche l’esaltazione dell’omosessualità dichiarata come se fosse un indice della civiltà di un paese. Ognuno faccia quello che vuole, nelle poche zone relativamente libere del pianeta, e nel calcio speri di non trovare mai un allenatore come Philippe Troussier.

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