Sostiene Parreira


Per allenare la nazionale del paese ospitante il Mondiale ci vuole la testa giusta, e secondo molti giornalisti brasiliani Carlos Alberto Parreira non ce l’aveva più da tempo. Per questo la notizia della separazione consensuale fra il c.t. campione del mondo 1994 ed il Sudafrica ha sopreso relativamente: a riprova del fatto che si sono lasciati bene l’idea di mantenere un ruolo di consulenza per Parreira, segno che una porta per il rientro viene lasciata socchiusa. Anche se l’ingaggio ‘consigliato’ da Parreira, quello di Joel Santana, che nell’ultimo anno ha fatto benissimo al Flamengo (terzo posto nel Brasilerao, partando da fondo classifica, e qualificazione per la Libertadores), non sembra di facciata. Per Parreira, che aveva preso in mano il Sudafrica dopo la relativa delusione di Germania 2006 sulla panchina brasiliana, quella 2010 sarebbe stata (e magari sarà) la settima Coppa del Mondo da protagonista (in una intervista televisiva lui ha detto ‘l’ottava’: ci siamo spaccati la testa per ricordare, per il momento continuiamo a dire settima). Al di là delle belle parole, va detto che finora Parreira non è che avesse entusiasmato. Suo compito era lanciare giovani di prospettiva, cosa che in parte ha fatto: Tshabalala, Tshepo Masilela ed Excellent Walaza sarebbero già da Europa (Masilela gioca già fuori Sudafrica, mel Maccabi Haifa), tanto per sparare qualche nome meno conosciuto dei vari McCarthy, Pienaar o Mokoena. Ma in Ghana la Coppa d’Africa non è stata giocata in maniera scintillante, ed il rischio era quello di arrivare alla Confederations Cup dell’anno prossimo (sicuri partecipanti Sudafrica, Brasile, Italia, Egitto, Stati Uniti, Iraq, più i campioni di Euro 2008 e quelli oceanici) nel mirino della critica. Più comodo far fare il lavoro sporco ad altri e poi presentarsi come salvatore della patria alla vigilia del Mondiale, secondo i dietrologi. Si vedrà, in ogni caso non si può dire che Parreira non sentisse il fascino della manifestazione: da preparatore atletico di Zagallo-Zagalo nel 1970 a c.t. della Selecao a Germania 2006, passando per il Kuwait 1982, Gli Emirati Arabi 1990, il Brasile 1994 e l’Arabia Saudita 1998, sempre tirando fuori il meglio da quel poco o tanto avuto a disposizione.

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