Il rapimento di Cruijff


L’attualità ci travolge, ma vale la pena soffermarsi sulla rivelazione di Johan Cruijff relativa al gran rifiuto di partecipare con l’Olanda al Mondiale 1978. Non per motivi calcistici, come abbiamo sempre pensato (il passaggio dal Barcellona ai Los Angeles Aztecs, avvenuto proprio in quell’anno, era un’ammissione di declino), o per motivi politici nel senso di boicottaggio di una manifestazione-vetrina per la giunta militare argentina, come lui stesso aveva spiegato in diverse interviste, o addirittura per constrasti a livello di sponsor (Cruijff era Puma, l’Olanda Adidas: famoso l’episodio delle due righe che fece inferocire Horst Dassler). Ma per un episodio, rivelato martedì scorso a Radio Catalunya, che aveva coinvolto la sua famiglia: un tentativo di rapimento avvenuto nel 1977 a Barcellona, durante il quale Cruijff e la moglie Danny (figlia del supreprocuratore Cor Coster) avrebbero avuto puntata alla testa una pistola e visto i tre figli in pericolo. Tentativo con una dinamica non chiara (anche ascoltando la versione originale, lo spagnolo di Cruijff è comprensibilissimo), soprattutto per quanto riguarda il suo fallimento, ma dal seguito spiegato meglio: mesi di vita blindata, con scorta di polizia e guardie del corpo, fino alla rinuncia al Mondiale ed alla fuga in America. Un episodio che getta una luce diversa sul fine carriera del Profeta del Gol (quasi due ore di emozionante film, con la voce di Sandro Ciotti: consigliamo a chiunque il dvd) e che spiega anche perchè, dopo avere giocato nelle qualificazioni, Cruijff abbia lasciato sul più bello. Facile l’analogia con il caso del rapimento di Quini (attaccante della nazionale spagnola e del Barcellona), tenuto in ostaggio per quasi un mese nel 1981, con la pista politica presto rivelatasi una bufala. Di sicuro aumenta il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e non è stato: nemmeno il suo ennesimo ritorno all’Ajax come futuro dirigente-burattinaio di un Van Basten allenatore, ritorno peraltro ancora non definito (mentre scriviamo sembra più no che sì), vale il trofeo più importante.

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