Scommesse da ragionieri


1. Nella prima puntata abbiamo citato ‘Weighing the odds in sports betting’ (Pi Yee Press, 2007), di King Yao, opera davvero imperdibile per chi si interessi di scommesse e sport americani avendo qualche nozione di base di finanza (quel tanto che basta per non comprare i prodotti strutturati della propria banca). Il cuore del libro sta proprio nell’equiparare i ragionamenti dello scommettitore razionale a quelli dell’investitore: niente di inedito, ma molto di argomentato. Con esempi, grafici e percentuali. Se un obbligazione di un paese a rischio fallimento può dare il 6% (annuo!), e te la fanno passare anche per un regalo, è assurdo considerare bassa la quota di un Federer dato a 1,07 (al giorno! E capitalizzando poi i profitti…) contro Piripicchio sul veloce. Il punto debole della trattazione è la parte esemplificativa, basata su quote date all’americana (ovviamente, ma per seguire il discorso dobbiamo rallentare e convertire tutto) oppure più semplicemente basate sugli spread, cioé sullo scarto ritenuto più probabile. L’enfasi americana sugli spread, soprattutto nel football, non ha vere fondamenta sportive ma avviene nella pura logica di divisione del rischio: è insomma più un discorso da banco che da scommettitore, che non merita l’attenzione giornalistica di cui gode. Dire che domenica nel Super Bowl i Patriots sono favoriti con 12,5 punti di scarto significa solo in parte leggere tecnicamente la partita (nel football a volte lo scarto aumenta in modo esponenziale, quando la squadra che sta perdendo molla) mentre il vero obiettivo è ovviamente la ripartizione del rischio dividendo in parti il più possibile uguali la massa degli scommettitori. Il punto di forza è invece quello del realismo un po’ ragionieristico dei professional gambler, che insegna a giocare sui grandi numeri ritenendo accettabili percentuali di vittoria di poco al di sopra del 50 ogni mille puntate. In sintesi: per appassionati non superficiali, dall’inglese semplice ma con la necessità di meditare su ogni pagina. Poi si potrà pensare ad una vita migliore…

2. Pochi resistono alla tentazione di mettere in piedi un blog, quasi nessuno riesce a portarlo avanti in maniera professionale. Per varie ragioni, prima fra tutte che la base del professionismo è essere pagati…Quindi quando si trova qualcosa di ben fatto, aggiornato e slegato dalla notizia copiaincollata dai portali che tutto il mondo ha a disposizione, il lavoro merita di essere segnalato. Grazie ad Alex abbiamo scoperto Rugby 1823 (link: http://rugby1823.blogosfere.it ), blog che il giornalista Duccio Fumero ha aperto da poco più di un mese: l’argomento è ovviamente il rugby a 360 gradi, con notizie, commenti ed interviste (una di queste con il c.t. azzurro Nick Mallett) scritti in maniera interessante ma non intellettualoide (purtroppo il rugby sta subendo la carica dei romanzieri frustrati, forse stanchi del ciclismo o del bel calcio di una volta, ma per fortuna oltre che le cose di qualità il pubblico italiano ignora anche quelle pessime). Undici anni di giornalismo sul web ci hanno insegnato solo una cosa: per i riscontri finanziari l’anno buono è sempre il prossimo, quindi il migliore augurio non è il successo ma quello di mantenere nel tempo lo stesso entusiasmo di oggi.

3. Che cos’è la prefazione? No, non cosa dice il dizionario, chiediamo che cosa sia veramente la prefazione. Risposta A: una sorta di certificato di qualità che l’autore chiede ad un amico o ad un conoscente, giornalista/scrittore più famoso o autorevole di lui. Risposta B: un modo di ottenere pubblicità gratuita, se il prefatore è un personaggio di grande popolarità pur non essendo competente nella materia del libro. Risposta C: non ci viene in mente, quella esatta è un misto di A e B. Sul sito ‘Il primo amore’ Christian Raimo si è chiesto che cosa abbiano in comune questi 66 libri. Ecco i titoli: http://www.ilprimoamore.com/testo_753.html . La risposta forse qualcuno l’avrà letta su diversi quotidiani: Walter Veltroni, o più verosimilmente un suo negro, come prefatore. Con argomenti che vanno dal cucchiaio di Totti alla Shoah, passando per Obama e Benigni. Tutti uniti in una grande chiesa, jovanottianamente parlando, con una mancanza curiosa: il basket di cui Veltroni è ufficialmente appassionato, oltre che presidente onorario della Lega. Ma forse nessuno glielo ha chiesto…Non volevamo però parlare di Veltroni, che almeno ha il merito di considerare i libri qualcosa di importante, ma dell’idea italiana di prefazione ‘marchio di qualità’. Alla fine ne esce sempre meglio il prefatore, che vede riconosciuto il suo status, dell’autore che in un certo qual modo si pone in una posizione subalterna. Certo, ci sono molte eccezioni: per una volta a favore della vituperata letteratura sportiva, dove i numeri sono così piccoli che le cose si fanno solo per amicizia senza nemmeno mafiosamente sperare in un favore ricambiato in futuro. Ci sono libri di successo nazionale pubblicati a spese dell’autore…

4. Riceviamo molte mail di lettori juventini contro la nuova linea ‘normalizzata’ di Tuttosport riguardo alla Juventus ed all’Inter, seguita al cambio di direzione da Giancarlo Padovan a Paolo De Paola: in estrema sintesi, per chi non leggesse tutti i giornali sportivi (speriamo che, a parte i giornalisti, non ci sia nessuno che lo faccia) quella attuale è una linea più pro Juventus e critica con tutte le altre grandi piuttosto che anti-Inter (fra Calciopoli e tutto il resto) e a volte anti-Milan oltre che critica nei confronti della dirigenza juventina. Al di là del fatto che le vendite conteranno più delle nostre opinioni da bar, perchè stiamo parlando di un prodotto editoriale che deve autofinanziarsi e non di un fogliaccio clandestino finanziato con soldi pubblici grazie a due senatori cialtroni, si tratta di un tipico caso in cui il giornalismo migliore è quello in cui non crediamo. Nel senso: pensiamo che i giornalisti di Tuttosport si sentano sollevati dal non dover ogni giorno inventare o forzare qualcosa a sostegno di una tesi precostituita, ma il pubblico di tutti, non solo di Tuttosport, è composto fondamentalmente da tifosi. Fuori dal vituperato calcio, la maggioranza di chi compra il Manifesto piuttosto che Libero non vuole leggere opinioni o servizi con chiavi di lettura che lo possano sorprendere, ma cerca solo conferma dei propri pregiudizi. Sempre colpa degli americani o di Berlusconi, ma se preferite dei comunisti o degli immigrati. Il giornalismo sportivo vive in questo mondo e con poche eccezioni (L’Equipe, ma ha il doping del monopolio: come esempio opposto, in chiave trash, c’è la Spagna) si adegua. Fra l’altro il giornalismo-tifoso ha un asso nella manica: piace ai simpatizzanti di quella squadra o di quella ideologia, ma interessa anche agli antipatizzanti che siano interessati a vedere cosa scrivono ‘quelli là’. Quindi? Se fossimo editori o lettori preferiremmo il Tuttosport di prima, quello che per il rigore causato da Couto in Inter-Parma avrebbe fatto una crociata (quella che poi ha portato avanti il cugino Corsport). Ma purtroppo non siamo nessuna delle due cose…

5. Abbiamo parlato tante volte della tivù della Svizzera italiana, ma una volta tanto non vogliamo ammorbarvi con le nostre nostalgie del Gatto Arturo, del signor Piantoni, del Buzz Fizz Quiz, di Ezio Guidi, ma soprattutto delle partite della Federale Lugano (da un decennio vanno fortissimo i Lugano Tigers, che però sono un’altra società) e di FA Cup. Guardiamo al presente, dove fuori tempo massimo abbiamo scoperto che con il digitale terrestre sia il primo che il secondo canale TSI si vedono benissimo, senza canoni o schede. Per questo non è dedicata a pochi intimi la segnalazione di Ste, conquistato da Sport Club, programma sportivo proprio di TSI2 ogni giovedì alle 22 e 30 e vedibile anche attraverso il sito, http://www.rtsi.ch/ . Senza mitizzare ciò che è lontano, guardiamo almeno chi ci è vicino. Quando è possibile, visto che l’anno di oscuramento in tutto il Nord Italia non ha portato alle tivù italiane più audience ma solo più antipatia. Questioni politiche, ma anche più banalmente di diritti sugli eventi da proteggere. Parlando di tramissioni analogiche classiche, ricordiamo che i canali Rai nella Svizzera italiana si vedono benissimo e che per la maggior parte delle persone l’unica televisione è ancora quella in chiaro. Poi per i media sembra che esistano solo i quarantenni milanesi o romani con l’home-theatre, il Suv ed il problema di organizzare un weekend ‘indimenticabile’ (a noi basterebbe guardare la Premier League senza il telefono che suona), ma non è vero.

Pubblicato su La Settimana Sportiva

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  1. Duccio

    Buongiorno Stefano,sono Duccio Fumero e volevo ringraziarla. Ho scoperto solo adesso il suo articolo sul mio blog e la ringrazio per le belle parole. Rugby 1823 continua, con un più che discreto successo, e come ha detto lei… l’importante è l’entusiasmo, il riscontro finanziario arriverà (domani…)!




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